mercoledì 8 gennaio 2014

Vita di Adèle (probabile traccia di spoiler)

Ok, ok ho avuto bisogno di rifletterci un po' su.
Mea culpa.

E' che non avevo proprio un'opinione a riguardo! O meglio, ce l'ho sempre avuta, ma nell'esporla mi rendevo conto che si contraddiceva da sola e dopo ore di elucubrazioni mi dicevo "Minchia Svet, sei l'emblema supremo dell'incoerenza".

Così ho dovuto rivedere il film altre due volte, ho setacciato le mie idee da quelle degli altri e sono quasi sicura di aver formulato un'idea totalmente personale e preservata dal giudizio altrui.

Chi non vuol condividere, non condivida.

Oddio, è stato un parto mentale con tanto di cordone ombelicale annodato al collo.

Bando alle ciance, cominciamo!

Piccola premessa (ancora?!) rivolta a tutti coloro che sono rimasti scandalizzati profondamente dalla mezz'ora di sesso esplicito presente nel film. Forse è il caso di domandarsi se vi dava più fastidio la scena di sesso in se o il fatto che sia stata interpretata da due donne. Qualora vi riconosceste nel secondo caso, mi dispiace per voi, ma almeno una lenticchia di omofobia ce l'avete in corpo. Se invece siete più vicini alla prima opzione vi domando: dopo tutte le zinne di fuori che tutt'ora troneggiano in TV, nei film di Von Trier e Bertolucci e dopo tantissime scene di violenza gratuita presenti in ogni angolo dei media, vi pare il caso di diventare proprio ora dei moralizzatori incalliti? Non è che siete omofobici anche voi?
Mh, il cerchio si chiude a quanto pare.

Ok, ora comincio per davvero.

Un bel giorno Julie Maron ultimò "Il Blu è un colore caldo" graphic novel che non ho ancora letto (se il disegno non mi ispira raramente prendo in considerazione un fumetto) ma che forse entrerà a far parte della mia modesta collezione. Da qui è stato tratto il film in questione: in francese La Vie D'Adèle (sì, si scrive con l'accento grave), in italiano La Vita di Adèle, interpretato da Adéle (appunto) Exarchopoulos, francese ventenne dalle sfumature elleniche e Léa Seydoux, che io avevo già visto in "La belle Personne", film piacevolmente tragico dei primi anni duemila (da segnalare la presenza del fascinoso Louis Garrel). La ritroviamo anche in "Midnight in Paris", in un ruolo che sicuramente nessuno di voi ha preso troppo in considerazione.
La trama de "La Vita di Adèle" illustra, molto semplicemente, il percorso amoroso ed emotivo di Adèle: dalla prima cotta degli ultimi anni del liceo alla scoperta del vero amore. Lo scopre grazie a Emma, una misteriosa e sorridente artista dalla pelle algida e i capelli blu. La storia va avanti, sempre più intensa, sempre più dolce e sensuale fino all'inevitabile rottura...
Io personalmente, alla prima visione, ho totalmente frainteso il film. Questa non è la solita saffica storia d'amore alla "Lost & Delirious", che parte con il coming out, continua nella passione carnale e finisce nel tradimento e nella conseguente tragedia degna di Eschilo. Absolutley no! Il film non ha bisogno di nessuna dichiarazione ai genitori ("Papà, mamma. Sono lesbica, ma non mi picchiate") né di un percorso di accettazione del proprio orientamento sessuale. Adéle scopre l'amore senza chiedersi se è giusto amare un uomo o una donna, senza nessuna paura del giudizio degli altri. Ama intensamente, sfociando verso la fine nel desiderio morboso di attenzioni, nell'ossessione. Sbaglierà, tenterà di riparare senza successo, ma continua ad amare incondizionatamente la sua Emma, nonostante lei sia scappata dalla fessura delle sue dita in un fatale momento di distrazione.

Ok, il film non è totalmente privo di situazioni della serie "Oddio sei lesbica!". Il regista dedica solo pochi distratti minuti ai battibecchi di Adéle e le sue 'amiche del cuore', le quali sono sorprese e schifate alla vista di Emma all'angolo della strada, ("Quella ha la faccia di una che lecca le fiche") iniziano ad indagare sulla sessualità dell'amica con preoccupata e insolente curiosità. La scena è scivola facilmente nell'indifferenza, ma Adèle non ne esce totalmente illesa, ma il dramma dura poco, perché la sua Emma la attende sulla loro panchina, con il quaderno degli schizzi aperto e un sorriso dolcissimo sotto il naso.
Una delle caratteristiche principali sono i frequenti primi piani e le inquadrature strette sui visi e i corpi pieni delle attrici. E qui arriviamo alle tanto ricamate scene di sesso. Forse un po' lunghe, forse riproposte con una certa ossessività. Ma dopo aver visto il film per ben tre volte sono giunta a una conclusione: il loro amore è intenso e viscerale e quelle continue inquadrature, che riempiono ogni pollice del vostro schermo con le guance, le gambe, le labbra di Emma e Adèle, mirano a trascinarvi con violenza in quella passione disperata che caratterizza questa morbida coppia. Baci su ogni centimetro del loro corpo che non vogliono provocare o scandalizzare, ma solo catturare. Siamo costretti a immedesimarci in Adèle. Con lei amiamo, con lei ci sentiamo sole perché Emma è troppo assorbita dal suo lavoro (ecco, questa è l'unica trovata che non ho apprezzato... certe banalità della serie "Tu mi trascuuuuri!" mi hanno stancata sia nei film che nella mia vita sociale), con lei tradiamo, con lei imploriamo e con lei alla fine ci rassegniamo nel nostro abito corto blu. La accompagniamo a scuola esattamente come la accompagniamo fuori dalla mostra d'arte.

Ora, un piccolo appunto su una delle attrici.
Léa Seydoux interpreta Emma. Io sono innamorata di questa donna. *.* Non voglio soffermarmi troppo sulla sua interpretazione (secondo me ottima, ma lascio a voi il piacere di scoprirlo) quanto sulla sua bellezza
superficiale. Quelle guanciotte e quegli occhioni. La adoro nonostante le sue evidenti borse sotto gli occhi, che secondo me gli danno un sacco di fascino maledetto da bohemienne insonne. Le attrici francesi misconosciute hanno sempre esercitato un particolare fascino su di me, condito di tanta tanta ammirazione. Da adolescente ero (e tutt'ora sono) pazza di Clémence Poésy, Fleur in Harry Potter. Studiando francese, ho potuto guardare e capire anche i film francesi inediti in italia. Non so secondo quale volo pindarico sono riuscita ad arrivare a da uno dei film di Clémence a "La belle Personne". Qui, come ho già detto, è avvenuto il primo incontro fra me e Léuccia mia. Ovviamente la visione di "La vita di Adèle" è stato il colpo di grazia e mi ha fatta cadere ai suoi piedi.
Ah, l'amour!

Fine recensione.
Alcuni miei amici hanno sentito delle mie opinioni a caldo che sicuramente sono in totale contrasto con ciò che ho appena detto. Ma ci ho riflettuto tanto.
Secondo me questo è un film che va rivisto, perché molto probabilmente il nostro naturale istinto al pudore (o una misteriosa omofobia latente) ci spinge a porre l'accento più su quella scena di sesso così prolungata, piuttosto che sul resto. Vita di Adèle merita più possibilità e non credo che bisogna spaventarsi troppo della sua intensità.

Non tutti hanno provato un amore morboso e disperato. Conoscerlo almeno in teoria potrebbe essere utile.

mercoledì 25 dicembre 2013

Natale, ovvero chi lo odia e chi è semplicemente misantropo.

Pargoli.
Non possiamo farci niente, è già Natale e mancano già poche ore alla sua fine. Avete ricevuto i vostri regali? O la crisi-fobia ha assalito anche i vostri amici più stretti? A me basterebbe solo un po' d'ispirazione impacchettata e spedita alla mia porta. Già, ultimamente non riesco a far colare dal mio cervello una sola goccia di concetto sensato. Volevo provare a scrivere una recensione de "La vita di Adéle", ma mi sono resa conto di aver subito le influenze di troppe opinioni. Il guaio è che visito troppo spesso il web e do troppo peso ai pensieri degli altri, trascurando le mie idee...

Io lo so che loro ci sono! Le idee intendo.
Sono piccine e rannicchiate nell'angolino del mio cuore e non c'è nemmeno una torcia che le illumini. Pff, che amarezza. Chi ha un rimedio contro la timidezza dei miei pensieri? 

Mi servirebbe un setaccio o un ufficiale nazista nella materia grigia.

"Zu, zu! Idee di merden! Quelle che non zono nostre a destra! Zu forza! Nelle camere a ccass!"

Sto degenerando lo so, ma è l'unico modo che ho per far capire al mondo il disagio che mi assale in questo periodo natalizio. 
Ah, la magia del Natale!
Forse è per questo che molti diventano dei Grinch e schifano l'atmosfera di fine Dicembre (in questo discorso sono esclusi i misantropi naturali che schifano tutto e tutti solo perché si credono i più fighi ma non hanno abbastanza palle per mettersi in gioco ... ebbene sì, ce l'ho con loro. Sono una mismisantropa).






Questo è il periodo in cui si tirano le somme. 
Una pantagruelica tristezza ti avvolge, viene amplificata dal fatto che è inverno e sta "finendo" l'anno (anche se l'anno per me inizia a Settembre, alla faccia del calendario gregoriano) e inevitabilmente dai fin troppo peso alle cose che non hai fatto o alle cose che non sono andate come ti aspettavi.
Magari sto dicendo delle ovvietà, ma come faccio ad essere serena come le bimbe del Mulino Bianco e della pubblicità del Bauli, quando ho due esami a gennaio e tanti pensieri del cavolo per la testa? 


Bah, vado a finire il mio the al cioccolato, magari va meglio.


P.S. Come se fossi in un programma di Caterina Balivo, saluto la mia adorabile Mea che è sicuramente fra i pochi lettori che si cagheranno questo post. 

martedì 17 dicembre 2013

Why So Serious?

Avrei dovuto scrivere il solito post strappalacrime, ma oggi la giornata è andata meglio del previsto, senza troppi scossoni né di euforia né di depressione in stile Lars Von Trier. Insomma questo 16 dicembre, tiepido e profumato di aria di mare invernale, è stato semplicemente sereno e genuino.


Ho passato quasi tutto il tempo nella città tristallegra dove passo le mie ore di studio e sano cazzeggio.
Eh sì lo ammetto: quando hai scelto le amicizie sbagliate si passa molto più tempo a bighellonare fuori dalla facoltà piuttosto che a studiare frustandosi con le ortiche.
Ciononostante ho la coscienza apposto. 
Quello che mi fa sentire in colpa è la lentezza con cui sto leggendo Non Buttiamoci Giù. Sono quasi alla fine, mi ha presa tantissimo, ma a volte sono talmente stanca da non aver voglia di fare un tubo, solo di fissare le ragnatele del soffitto e contarle con un certo successo. 
Forse per ritrovare il piacere di leggere, o forse perché cercavo ispirazioni varie, o peggio forse perché cercavo una scusa per non studiare, stamani dopo pranzo sono passata dalla Feltrinelli, mi sono guardata intorno e ho stilato una lista di 20 libri da leggere subito dopo aver oltrepassato quelle poche pagine che mi restano di Non Buttiamoci Giù. Ho cercato di raccogliere qualche libro mancante dei miei scrittori preferiti e ho scritto titoli che in qualche modo mi hanno colpita, vuoi per il suono o perché semplicemente mi girava. E' stato come gettare schizzi di vernice qui e là e raccogliere solo i tomi sporcati dalle gocce colorate.
Nella lista c'è qualche libro che molti miei coetanei lettori hanno già letto e che spesso mi spronano a leggere. Appartengono alla categoria di "Oddiodeviassolutamenteleggerlo!".
Vedrò di fare del mio meglio.
Ecco la lista.


  1. Alta Fedeltà (Hornby)
  2. Ogni cosa è Illuminata (Foer)
  3. Cronache Marziane (Asimov)
  4. Sogni di Robot (Asimov)
  5. Gente di Dublino (Joyce)
  6. Divorzio a Buda (Marai)
  7. Ballate (Benni)
  8. Dopo il Banchetto (Mishima)
  9. La donna Abitata (Belli)
  10. Il teorema del pappagallo (Guedj)
  11. La scopa del sistema (Wallace)
  12. Sostiene Pereira (Tabucchi)
  13. Due (Nemirovsky)
  14. Il genio e il Golem (Wecker)
  15. Martha Quest (Lessing)
  16. Middlesex (Eugenides)
  17. Serpenti a Sonagli (Welsh)
  18. Medea (Christa Wolf)
  19. In Transiberiana (Pellegrino)
  20. L'amore è un Dio (Cantarella)

sabato 7 dicembre 2013

I'm going to tell you a Secret.

Cercherò di scrivere un post senza puntarmi troppo il dito addosso.

Stasera è stata una di quelle serate leggere, senza troppe pretese e senza additivi dannosi (a parte l'immancabile vodka a fine serata, che non fa mai male). Gli altri compari nella nebbia sembravano avvolti da una calma serafica. Stavano fumando parlando di sogni e di venti incostanti. Davvero, niente ha rovinato quei momenti leggeri, né felici né deprimenti, semplicemente sereni e senza frenesia. Cavolo, ho anche incontrato quella maledetta silfide marcia e non mi ha fatto effetto. Ultimamente è morta pure la passione per il Beatrice.



Come dite?
Ora sono gelida?

No. Purtroppo il sangue nelle vene mi ribolle come confettura di ciliege e sono sempre più assetata di bene, sintonia e affetto. Insomma, tutto ciò che è legato all'amicizia o alle relazioni-che-funzionano. Il problema è che di bene e di affetto si può dispensare a 100 persone, ma quell'armonia, quel saper pensare la stessa cosa in due, quel condividere le cazzate senza sentirti una totale deficiente, vale solo per massimo 2 persone.
Forse 2 e mezzo se si ha un po' di fortuna.
Oggi ne parlavo con il mio amico (che per comodità chiameremo Moretti)...
Mi sono resa conto che le persone con cui mi trovo bene non sempre si possono definire in perfetta sintonia con me.
Voi dite "Grazie al cazzo".
E invece per me non era così evidente. Brancolavo nel buio con le mani tese in cerca di un angolo a cui aggrapparmi ... qualsiasi angolo andava bene!
Qualsiasi persona andava bene!
Le cose non vanno così, lo so, ma io sono una bisognosa cronica di attenzioni e affetto come il bambino è bisognoso di Kinder Fetta al Latte. Forse per questo mi fisso facilmente con la gente, al di là di ciò che sono realmente. Mi basta una buona parola e la battuta giusta al momento giusto che subito mi sento loro amica, finendo per diventare la "meretrice degli amichetti"...
Pff ... una vera rottura ...

In realtà io so chi sono quelli che riesco davvero ad apprezzare fino in fondo e con le quali sento quest'armonia-del-cavolo-di-cui-ho-bisogno. I miei cari amici storici. Solo che non posso sempre raggiungerle (anche per via di problemi logistici); se li vedessi troppo troppo spesso, la magia finirebbe per consumarsi insieme alla sigaretta che sto fumando ora. La cenere cadrebbe su un portacenere rubato dal bar accanto e tanti saluti. Tutto dritto in pattumiera.

Morale della favola? I migliori amici sono come il miele, vanno assunti spesso ma in piccole dosi.

Ultimamente sto uscendo spesso con gente che conosco da relativamente meno tempo rispetto a Di e Mimi (il massimo è di 3 anni). Io pretendo troppo dalle relazioni che ho con loro: vorrei potermi sentir libera di fare tutto, ma non è possibile proprio perché non posso pretendere quel tipo di magia da tutti loro.
Sto lì, con i pugni chiusi, sbatto i piedi pretendendo qualcosa che non posso avere, almeno non subito.
Sto lì, e pretendo che la piantina cresca subito!
I piedi sbattono per terra sempre più forte ...
Poi se la gente se ne va o mi fa del male, tendo a darmi do la colpa senza magari pensare che forse è meglio così.

Altra morale? Svet, devi aspettare.

Facile a dirsi.

Proviamoci.


giovedì 28 novembre 2013

Ciò che sei. Ciò che copri di porporina.

Perché poi ti ritrovi a cercare negli angoli più impolverati. Ti spaventano tanto le ragnatele posate su quell'angolo retto pieno di storia, ma a volte c'è davvero bisogno di dare una pulita all'oscurità. Pulire solo per capire se è tutto apposto nel nostro caos, nella nostra irrazionalità.
Svet si trova rannicchiata lì e vuole raccontare una storia a tutti noi ...
Ci muniamo di coperte e cioccolata calda per ascoltare un'avventura poco dolce, celata dalla porporina argentata degli anni delle elementari.



Sono stata educata a rimanere sveglia ogni notte. L'abitudine mi fa stare ogni sera a pancia in giù a scrivere, con le dita sporche di nero inchiostro e le labbra che sanno di Winston blu e vino rosso. "Maps" degli Yeah Yeah Yeahs si fa prepotente nelle casse, ma posso sentirla solo io in questo quartiere. Sono andati tutti via, li ho cacciati io in questi anni di litigi e angheria. Non dico che avessero sempre torto, ma proprio non riesco a tollerare chi si munisce di finti sorrisi di prima mattina. Gli ho vomitato addosso la verità e se ne sono andati uno per uno. Ricordo ancora quando ho rivelato alla figlia della vicina che sapevo del bambino gettato nella spazzatura.
"Sei lercia come me, ma almeno cerca di ammetterlo"
Si è impiccata e ho quasi sorriso. La verità ha vinto di nuovo sugli stolti. 
Non riesco a mangiare da due giorni. Poco male. Non ho nessuno che mi obbliga a farlo ...
... posso decidere di morire di stenti pur avendo il portafogli pieno ...
Ora come ora sono un po' misantropa ... non ho voglia nè di fare la spesa nè di pagare per un'altra bevuta con gli amici. 
Sono tutti lì, mi aspettano ma non voglio raggiungerli. So che rimarranno lì, so che non ho bisogno di loro. Oggi ho comprato tre CD da sola, posso continuare a vivere queste ore senza nessuno.
Uno di loro è molto arrabbiato con me. Due giorni fa l'ho sputtanato per benino all'attuale donna che sta frequentando. Lui le teneva la mano, lei si guardava le unghie e mi lanciava sguardi di fuoco. 
"Mia cara; è inutile che perdi tempo con lui. Giuro, non ne vale la pena. Tanto non gli si alza"
Ho sentito il crepitio del suo orgoglio maschile ferito, la sua virilità infrangersi sul pavimento del bar. L'ultima stoccata è stata data proprio da lei, con quel suo mezzo sorriso che ha confermato la mia piccola affermazione al vetriolo. 
Succede questo a chi prova a ferirmi. Ti prendo, ti accartoccio e ti butto nel mio camino mortale. Tutti vogliono dare una lezione a qualcuno, perché tutti la meritano. Non si può cercare di farla franca quando ti sei comportato di merda, perché molto probabilmente chi hai tentato di scalfire è molto più furbo di te. In quel caso puoi guardarti le spalle, puoi controllare sotto il letto e nell'armadio ... non mi troverai ... sono invisibile più dell'Uomo Nero. Ti entro dentro e ti distruggo dall'interno. 
Mi rendo conto ... ciò che sto scrivendo è un gran casino ...
Cerco di rassomigliare a Joyce senza successo, ma chi se ne frega. 
Posso mettere insieme le parole come voglio, non sentirò le critiche di nessuno.
Posso continuare a parlare e parlare di niente e di sogni. Posso parlare del ragazzo che mi sta dormendo accanto. Presto si sveglierà e gli chiederò di andare perché non ho voglia di vederlo. Ieri mi sembrava anche bello, ma ora è consumato, sporcato, di seconda mano.
E' un mio piccolo capriccio: ti prendo, ti provo, di sposto. 
So che posso prendere tutti quando voglio ... so che non scapperanno perché loro amano essere catturati dalle Vedove Nere. 
E' un bel gioco, mi piace dal "tempo delle mele".
Sono una bambina lercia e capricciosa. 
La mia Winston è ormai finita da un pezzo ... la cenere sul lenzuolo e l'odore di bruciato sulle dita ...
Le sniffo un po' prima di rivestirmi. 
Devi svegliarti ragazzo ... occupi troppo spazio qui. Sì lo so, la stanza è per dure ma mi manca l'aria.
Per favore, va. 
Ho sonno.
Ho fame.
Ho deciso di comprare qualcosa per me, solo per me.

Bambini, avete paura?
Ho provato a bruciare questa lettera, ma ogni volta si rigenerava nel buio ... è solo una parte della storia che i fanciulli non vogliono ascoltare. Pian piano, goccia a goccia, ingoierò tutta questa brutta medicina ... e forse arriverà anche a piacermi...

Questo post è stato un po' sofferto, ma era necessario. 



martedì 12 novembre 2013

Personaggi grotteschi fuggiti dall'autore. Ricercati.

Dopo il trauma depressivo che i miei (pochi, pochissimi) lettori hanno subito nel post precedente è forse ora di un po' di leggerezza, giusto? Magari serve anche a me, che ne so!

Se a qualcuno interessa sono a tipo due giorni dal mio adorato esame di Letteratura Russa che, per quanto io possa amare visceralmente l'argomento e chi ne fa parte, mi mette in agitazione non indifferente. Non sono mai stata una che pretende 30 con lode e limonata accademica  con professore e assistente, ma non diciamoci fesserie, vedere sul libretto un bel voto alto, in una materia che ti piace, non fa mai male a nessuno. Sono anch'io della teoria "ormai sei agli sgoccioli, quello che ti danno pijatelo!" però in fondo in fondo al mio animo vive una piccola Svet perfezionista in tailleur, con tanto di chignon alla Rottermeier e bacchetta in legno massello pronta a rompere le scatole alla vista di un 26 o (non sia mai) 18. 
Insomma, diamoci una calmata.
E a questo scopo chiamo in aiuto Ortolani!


Ah, se solo lo conoscessi personalmente solo lui potrebbe conquistare il mio cuoricino da eroina vittoriana tormentata!
*sospiro svenevole*
La vita è così ingiusta, sob!

Anyway, questo post inizialmente non doveva andare a parare da nessuna parte, ma ora come ora mi sono resa conto che una mezza cosuccia da dire ce l'ho, ma per arrivare al punto ho bisogno di fare un piccolo excursus:
(Foto scattata dal mio buon amicone in barba e occhiali da intellettuale di sinistra)

Io ho sempre amato analizzare i personaggi di una storia, in particolare quelli dei libri. Alle elementari\medie quando la maestra\prof dava come traccia "commenta il passo del libro X" io mi focalizzavo particolarmente sull'analisi del personaggio che mi era più congeniale. Dedicavo due,  massimo tre righe allo stile, quattro o cinque all'autore e alla trama in generale, e poi via con pagine e pagine e pagine e pagine riguardo tutto ciò che poteva frullare nella testa di X, riguardo i suoi gesti, le sue azioni descritte nel libro, come lo immaginavo nella realtà, se probabilmente sarebbe potuta nascere una qualsiasi relazione fra me e X qualora un Pigmalione a caso lo avesse reso umano. Insomma, la scena era tutta del personaggio

Tutto questo ha influenzato moltissimo i miei scritti (per chi non lo avesse ancora capito fare la scrittrice è uno dei miei sogni irrealizzabili) facendomi creare dal nulla personaggi definiti dall'alluce alle doppie punte, che si muovevano in storie non ben identificate. 
E' facile immaginare le lunghe e tediose descrizioni di ogni infimo gesto delle mie creature.
Fortunatamente ho smussato di molto questa mia tendenza, altrimenti i miei personaggi sarebbero fuggiti dall'angolo delle pagine traumatizzati, accusandomi di averli scavati, analizzati e spogliati fino a violentarli. 

Poracci.

Ma la mia ossessione non è ancora svanita, tant'è che finisco per considerare le mie amicizie più strette come personaggi di un romanzo. Voglio definirli, non giudicarli. Descrivere mentalmente le loro mosse e rimanerne affascinata, come farebbe un lettore accanito. 
Detto così sembra qualcosa di patologico che dovrebbe spingermi a diventare un serial killer di barboncini. 
Nah ... ho già abbastanza turbe psichiche. 

Ed eccoci arrivati al punto. Il blog.
I (pochi,pochissimi) lettori avranno notato la presenza di qualche nome qui e là nei miei post. Ecco, quelli sono i miei personaggi. Ora sono pronta a descriverveli qui sotto:

La Mimi: 
La Mimi è tonda, burrosa, con due occhi color Bacio Perugina e l'aria lievemente imbronciata (ha la capacità di mantenerla anche quando sorride. Idolo assoluto!). E' la mamma rompiscatole che quasi tutti abbiamo e amiamo più del nostro fegato (che già tormentiamo a suon di Jack). La professoressa acida di greco che tanto ci ha fatto bestemmiare Platone ma che ora vorresti rivedere per raccontarle i tuoi mirabolanti successi universitari solo per renderla fiera di te. Lei è la sorella che con la sua aria saccente e i suoi capricci ti fa uscire dai gangheri. Vorresti strangolarla ma esattamente due secondi dopo ti senti una merda solo per averlo pensato. Ci siamo conosciute a 13 anni ed è stato amore a prima vista. Galeotto fu quel giornaletto da adolescente imbecille. Tutt'ora ci facciamo vicendevolmente da damigella di corte. Io conosco i suoi scleri, lei i miei. Ormai abbiamo già litigato per tutto, è subentrata una pace aurea intervallata da bisticci di dieci minuti. Nonostante tutte le ire funeste siamo ancora qui a farci le grattatine dietro le orecchie.

Di:
Amico storico. Otto? Nove? Boh, non li conto più.
Davvero non riesco a trovargli uno pseudonimo appropriato. Sarà perché per me il suo nome è indissolubilmente legato alla sua persona, tanto da rifiutarmi categoricamente di chiamare altre persone sue omonime con quel nome. 
Io: Come ti chiami?
X: Xxxxx
Io: No eh, quel nome non si tocca! Piuttosto ti chiamo Ugo!
Di è Di e non si tocca.
Questo ragazzuolo scuro dagli occhi troppo belli e dall'umorismo troppo simile al mio, ora vive lontano da me, ma non perdiamo occasione per sfotterci allegramente a distanza e confidarci vicendevolmente le nostre paturnie quotidiane, proprio come quando mi bastavano 45 minuti per raggiungerlo. Di è spensierato e segaiolo mentale insieme. Sempre pronto ad alleggerire tutto ciò che ha appena appesantito in modo tale da trasformare tutto in una tragicommedia degna del buon Eduardo De Filippo. 
Il degno compagno di scorribande che spesso si trasforma nel miglior confidente che si possa trovare: non risolve il problema, ma lo rende un film demenziale. 
A lui piace il mare e se lo porta negli occhi anche quando torna sulla  terra. 
Di non si tocca.

Fleur:
Eccola quì, la felina silenziosa che ama i cani. 
Piccola, dal taglio di capelli corto e il nasino a patatina che odia e vorrebbe prendersi a legnate. 
Con le sue mani abbronzate può risistemare i capelli di chiunque e con le sue parole risistema la testa di pochi prescelti. Compagna di bevute e di confidenze da donnetta. Se Mimi è l'amorevole mamma rompipalle, Fleur veste il ruolo di quella comprensiva e bonaria, pronta a farti un dolce alle mele anche se hai combinato qualche casino irreparabile. Hai sempre voglia di renderla felice. Ti comporti bene perché non vorresti mai sciupare le sue guanciotte tonde con le lacrime. Fleur perdona quasi tutto, ma se sei così abile e perfido da farle del male allora è la fine. Porte chiuse e niente più dolci.

Lele:
Avete presente quei film statunitensi per teenager? Ci sono sempre dei personaggi standard caricati fino all'inverosimile (specialmente nei teen-horror): c'è il fattone, la secchiona, il figo, la verginella etc... 
La prima impressione che suscita Lele nello spettatore è quella della cheerleader bonazzissima, dall'espressione un po' assente, ma dalla carica erotica non indifferente. 
Lele è una strafiga. Dietro questo popo' di bellezza sfasciacoppie si cela una scintilla di furbizia e tanta bontà. Si taglierebbe in due per un'amica ed è sempre pronta ad essere un'ottima spalla quando si tratta di studiare piani d'attacco per acchiappare un ragazzuolo indifeso. 
E' la contessa del flirt. 
Superficiale? Nah, anche se è la prima cosa che può venire in mente. 
Quando incroci il suo sguardo un po' triste capisci che le spazzole, le creme, le borse di Louis Vuitton sono solo una copertura per qualche male esterno. E ti vien voglia di abbracciarla e dirle che in fin dei conti niente di quello che è successo è davvero brutto, che ora vi andate a fare un gelato e passa tutto. Magari la sera si esce e si dimenticano gli stronzi, i falsi sorrisi e gli esami andati male. Solitamente si finisce in un mare di risate e consiglio a tutti di essere presenti quando Lele ride, perché quella risata è qualcosa di divino e terapeutico. Altro che Oki e Buscofen. Ridi con Lele. 

Sono quattro per ora.
Ce ne sono un altro paio, ma li lascio per i post successivi. Ora ho esaurito le idee e il tempo.

Buon Proseguimento, miei cari Personaggi. 

domenica 3 novembre 2013

Raschiare il fondo della ciotola.

Arrivata sul fondo, in posizione fetale. Ora sento freddo ... 
... eppure tutti mi chiamavano "la slava", "la polacca", "la donna Siberiana che non teme la neve"...

I thought I was an Alien

An Alien... Like an Alien...
Perché è così che mi sento con te. 
Guardi e buchi le cornee straniere, vedi corrodere la mia dignità sotto i tuoi occhi azzurri e arrossati ... Non sento niente, non mostri niente ... Innalzi una cortina berlinese fra te e la povera Dimitrovna.
Sai recitare meglio di me, che ho conosciuto il palco e la pantomima. 
Sai ridere riecheggiando nella finzione.

Ci hai provato, dici. Non stai insistendo.
Che posso fare per te, messere miope? 
Per te niente.
Che posso fare "a te"? 
Dunque... vorrei ucciderti ma pare che sia illegale ...
... vorrei schiaffeggiarti ma non amo le commedie napoletane nella vita reale ...
Faccio come te.
Taccio.
Recito come sul vecchio palco delle notti bianche. 
Improvviso come durante le mie Jam Session. 

Mi hai fatto del male con quell'ultima stoccata, nonostante il regolamento lo proibisse. 
Ho affogato Dio nel fumo delle scale e nei liquidi colorati di nebbia. Ho licenziato il tuo pensiero gettandomi sulle ortiche della nausea. 

Non voglio più amare niente di te. 
Non voglio più cercare quell'odore sulle sciarpe e i vestiti.

Non ci sei più.
Vattene da quì.

Pensavo di essere un'aliena ... probabilmente ho sbagliato pianeta e galassia ...
Torno nella cabina.