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domenica 10 agosto 2014

Sometimes I would like to be a ghost in the shell.

Mi piacciono i gusci.
In questo caso, il plurale non è stato messo lì per caso. Mi piacciono le culle, le mura, i materassi in lattice, i comodini, i libri in disordine, il pianoforte in un angolo, i poster e tutto ciò che si può trovare in una casa. Quando le stronzate altrui, che solitamente ignoro o sopporto, rischiano di spezzare i miei nervi e di spingermi a commettere omicidi seriali, allora basta.
Le mura si alzano e il guscio si chiude per un po'.
Spesso per troppo poco tempo.
Il mio guscio è affollato, se non tollero le persone che deambulano sul Mondo Esterno non riesco a sopportare nemmeno la gente che abita il mio spazio. La folla non mi permette di riconoscermi negli oggetti presenti. Mi somigliano un po', ma non ho vissuto con loro, non li ho scelti io e non li ho voluti in quel momento ma solo dopo.
Il mio guscio mi piace solo quando tutti sono partiti per le vacanze.
Come oggi, ad esempio.

Ma ho detto che mi piacciono i gusci.
Plurale.
Perché non esiste solo questo guscio - per fortuna! Altrimenti sarei in un angolino a dondolarmi, ripetendo in loop le battute di una puntata a caso di Doctor Who -.
Sono alla ricerca del mio vero guscio, della mia destinazione finale dove posso colorare il mio spazio come voglio, dove non devo avere paura di sbagliare delle note sul mio pianoforte, dove posso amare sul mio letto e inciampare fra i fogli per terra.
Lo sto cercando, ma devo aspettare.
La folla si sta sparpagliando, ma qui c'è ancora il loro odore soffocante.

Aprite quella finestra, vi prego.

martedì 8 luglio 2014

Dimensione onirica più densa della veglia.

Leggere "Visioni di Robot" di Asimov probabilmente sta avendo effetti inaspettati.
Vivo mattine e serate gradevoli (credo non grazie a ciò che sto leggendo) e i sogni sembrano stanze silenziose che mi regalano solo immagini desolanti. Non so voi, ma io non riesco a ricordare il suono dei miei sogni. I fotogrammi scorrono placidi e io sono solo una spettatrice interattiva. E' quasi come vedere un film senza audio dolby surround, o meglio, come giocare con l'Oculus Rift con il volume ai minimi storici. 


Fatto sta che tutto quello che sto cercando di ignorare si sta ripercuotendo nella dimensione onirica. Robot che mi ricordano di aver perso uno dei miei più cari amici - sì, robot, ecco perché do la colpa a zio Asimov -  e di non poter più tornare indietro nonostante le cose abbiano semplicemente seguito il corso naturale degli eventi.
Soprattutto quando una cotta, una scopata o una qualsiasi azione vagamente vicina ai sentimenti o alle pulsioni non viene soddisfatta (io non corrisposta, lui\lei non corrisposto\a da me, storie mai iniziate dopo un prologo degno del miglior romanzo delle Bronte), vivo molto male le liti. Molto menefreghismo esterno, ma le domande si fanno ridondanti nella mia testa.

Questa volta la veglia è anestetizzata.
Nessuna domanda nel corso della giornata, troppo impegnata. Troppo presa da ciò che Sintija ci propina a lezione - mamma Sintija prof di teatro -, troppo impegnata con gli esami, troppo vicina al mio pianoforte. Ma tutto questo ha lo stesso effetto del buscofen: lo assumi e poi nessun dolore. L'effetto finisce? Allora preparati a piangere sul cuscino dal dolore. 

Sai qual è la cosa peggiore? 
Che le azioni compiute da tutti i personaggi di questa pantomima non sono né giuste né sbagliate. 
Che non c'è nulla da biasimare...

... Insomma ...

Che non posso prendermela con nessuno. 

Tanto per smorzare la tensione. 



sabato 31 maggio 2014

Il rumore del vetro sotto i tacchi

Fine maggio color nuvola. Ho sentito vagamente il calore del sole, ma non quello che sto aspettando dallo scorso giugno. L'estate passata ero in Polonia e lì il sole è più pallido, più tetro di quello che brucia sulle mie pietre murgiane.
Ti prego torna da me ... 

Aspetto il calore perché il mio cuore è in un cellophane di brina, perché ho sentito di nuovo il rumore del vetro sotto i tacchi. Avete presente quando siete già feriti, scalfiti dai colpi decisi delle piccole e grandi sventure e vi arrivano altri colpi che non fanno altro che affondarvi? In quel momento io sento nelle orecchie il cristallino rumore di vetri.
Mi è capitato alle due del mattino, con lui ...
Bel ragazzo dai capelli fantastici, basta con i tuoi demoni. I miei sono abbastanza. 
Ormai ho preso atto del fatto che non può non piacermi nessuno, mi sono arresa all'evidenza della mia passione per la seduzione e il gioco serio del flirt. Però non riesco ancor a fermarmi poco prima del confine che mi porta alla rabbia e al dolore inutile, quello che non ti fa dormire nonostante ci siano sicuramente cose molto più gravi di cui preoccuparsi.

Lì sento il rumore del vetro sotto i tacchi.

L'ho sentito anche due giorni fa, durante quel concerto improvvisato...
Eravamo io, la voce e Mi alla chitarra.

Silenzio ... le prime note erano mie, come gran parte delle battute della canzone.
Ed ecco, sbaglio.
Era un FA non un LA, porca puttana!
Poi mi sono rialzata, ricomincio daccapo e vado fluida nel giro di accordi, ma sento ancora quel rumore soffocato dalla mia bravura appena riemersa. I cocci si muovono nel mio cervello come se fossero mescolati dalla mano di Pantagruel e mentre suono le lacrime scendono.
"Nessuno si è accorto dell'errore" mi dice Mi cercando di fermare la cascata di rabbia.
Sì, ma io mi sono accorta del vetro...
... il vetro nella mia testa che continua a infrangersi sotto i piedi. In quel momento stavano saltando, cazzo!

In quell'occasione c'è stato un lieto fine:
il fatto di aver capito che non era così male e che la musica non è morta sotto le mie dita, che posso farcela e che mai mi fermerò sulla tastiera del mio piano d'ebano. Alla fine ho sorriso, pianto e sorriso.

E ora aspetto questo lieto fine ...
... aspetto di dimenticarti o che tu dimentichi ciò che pensi di tutta questa storia sia tragica sia demenziale ...

O semplicemente scivolerai nel dimenticatoio e la tua distanza non sarà più un problema per me. Ci sarà un nuovo taglio di capelli, una nuova risata o una nuova parlantina a farmi ribollire il sangue di gioia o a spezzarmi l'aorta.

Aspetto la fine.
O l'inizio.

martedì 15 aprile 2014

Tranquillo cocco, non ti lascio stare.

Caro spazio cybernetico reso inutile dalla Svet (=blog)
è un po' che non ti aggiorno e i miei post si fanno sempre più rari, ma ciò non vuol dire che ho intenzione di abbandonarti come un chiwawa in autostrada. Semplicemente ho tanta ironia in corpo e pochi argomeni.

O meglio...
... gli argomenti ci sono ma finirei per ammorbare tutti con la solita serie di sfortunati eventi che forse a Lemony Snicket sarebbero piaciuti, ma ora come ora non sono abbastanza "di peso" da poter scrivere un post pregno di paturnie e destare totale interesse e anche compassione.

Cosa faccio quindi?

Sproloquio, perché mi diverto.
Mi sento un computer con il serio bisogno di essere formattato.
Ho troppi troyan nel cervello, per favore datemi un antivirus!
Il mio antivirus è proprio lo sproloquio selvaggio, che sia su carta, che sia su blog o sulla pelle sventurata di un'amica (come la cara Nu o Fleur). Scarico tutte le parole come rifiuti tossici, mi svuoto e parto all'analisi di ciò che ho rimesso sul tavolo. Provo a mettere in ordine i concetti per farne un discorso banalmente riuscito e poi posso dire di aver cominciato a fare\dire qualcosa di concreto e interessante.

Davvero, oggi non ci riesco a fare l'intellettuale.
Ho già sprecato tutte le  mie cartucce ieri sera, parlando de "La Grande Bellezza" con un tipo con un cappotto orrendo e con un amore per David Lynch (oh really?) il quale ha osato sminuire i miei commenti negativi sul suddetto filmone-pompato-dall'Oscar.

Oh certo... (affermazione da 13enne rosicona fra 3...2...1...)
... ha parlato colui che si masturba guardando L'Esercito delle 12 Scimmie e lo osanna (probabilmente senza aver capito una leppa) tanto per fare il critico poraccio della situazione (ci ho provato a non essere volgare, ma proprio non mi riesce).
Ma basta eh! La Grande Bellezza per me è un film sopravvalutato. Punto. Stop. Non cercate di farmi capire che sono una testa di cazzo, perché continuerò a dire che non mi piace. Voglio fare quella poco mainstream? Può essere, fatto sta che Sorrentino non ha fatto un film ma una paraculata. No, non cambio idea! Quindi è inutile che mi inseguite con i forconi manco fossi il mostro di Frankestein.
State perdendo tempo e neuroni, dolci millantatori.

Non c'è niente da fare. Non smetterò mai di odiare la gente che parla tanto per smerdare il prossimo suo senza neanche una vera opinione sull'argomento.
Mi piace [perché tutti dicono che è bello e\o perché voglio fare il bastian contrario]e tu sei stupida, brutta e culona.
Sono un po' permalosa lo so, ma proprio non riesco a ignorare certi travasi di idiozia.

Beh dai, vi abbandono.

No, ho studiato troppo...
Torno a fare la nerd su Dead Space.

venerdì 21 febbraio 2014

Sproloqui + Buoni propositi (non ancora) andati a male [Part 2]

L'osservatorio spaziale Svet vi augura buonpomeriggio.
Si prega di allacciare le cinture e subire passivamente gli sproloqui della blogger-sfigata. 


Spasibo!

Ma ciao a tutti, soprattutto a quelli che sono incappati per la prima volta in questo blog dalla grafica pessima. Prima o poi la sistemerò, giuro!
Non aspettatevi nulla di super figo o sagace, semplicemente parlo. Sta a voi decidere che cosa sono: una donna dal delizioso sarcasmo e dalla scrittura piacevole? O una depressa che pretende attenzioni? (le due cose possono anche andare a braccetto).

Un attimo, devo trovare la musica giusta ...
Sì, sono una di quelle hipster che deve ostentare il suo smisurato ammmorrre per la musica. 

Yeah Yeah Yeahs 

Per la precisione sto ascoltando Pin dall'album Fever to Tell. Provo un amore smisurato per gli YYYs. Sono uno di quei gruppi di "nicchia", risultato di un melange di generi alla rinfusa, dannatamente eccentrici ed eccessivamente bravi, nonostante non siano dei portatori di tecniche musicali innovative. Karen O è decisamente divina: voce lamentosa e melodiosa, look sporco, androgino e assolutamente eccessivo. 
Non so perché tutto a un tratto sono diventata una critica musicale di provincia ... Boh ...
I miei sono sproloqui senza pretese e ho notato che ultimamente vanno molto di moda nel web. A tutti piace parlare ma non tutti sanno parlare delle cose giuste.
Per esempio, sono sicura che avrei molto più lettori se mi trasformassi improvvisamente in una fashion blogger, magari dallo stile molto indie, dall'aria pretenziosa ma sempre pronta a ribadire la propria invisibile umiltà con frasi tipo: 

"Ok ammetto di non essere una brava [aggiungiqualsiasiattivitàesistente], ma credo di essere una delle migliori. Senza togliere nulla agli altri!"

Seriously? 
Anyway, non posso fare la fashion blogger perché mi vesto di merda e non ho abbastanza soldi per svaligiare il negozio di Prada in Via Sparano. 
Però devo ammettere che mi piace molto sbirciare il profilo Instagram delle sedicenti fashio blogger. Forse cerco ispirazione o forse mi piace criticare chi si veste peggio di me.
Non ho le idee molto chiare in questo post ...
Prima di iniziare avevo un'idea ben precisa di quello che avrei dovuto scrivere, ma ora come ora mi sono impigliata nelle mie stesse parole. Mi sento un gatto impegnato a togliersi i fili di lana dalle unghie. Una sensazione tremenda, anche peggio delle paturnie periodiche che puntualmente mi affliggono. 

Una cosa sensata da dire c'è. Ho deciso di darmi degli ordini e (tenetevi forte) di rispettarli. Senza troppi giri di parole vi faccio una lista così la chiudiamo subito (e così mi autoconvinco che posso farli):
- sarò più costante con il pianoforte.
Ultimamente mi sono trovata troppe scuse per non suonare. E' qualcosa che mi piace e mi sono leggermente rotta di nascondermi dietro un dito. La verità è che la paura di fallire e il troppo confronto con gli altri, mi stavano mangiando la carne e il talento, quindi tanto vale dare un calcio a tutto e riprendere il mio quotidiano doremifasol. 

- criticherò meno il prossimo e farò meno sarcasmo (ok, non ce la posso fare).
Facciamo che smetterò di criticare quando mi rode. Ok?

- smetterò di impormi letture che mi fanno schifo
Non so se reggerò... The Dubliners di Zio James Joyce mi sta pesando sul cuore in una maniera inaspettata. I primi racconti sono stati i miei migliori compagni di viaggio in treno, ma ora provo un'inspiegabile repulsione nel leggerli. Credo di avere bisogno di mettere in pausa la lettura... mi succede spesso con i racconti. Per me sono come dei piccoli e splendidi cortometraggi che potrebbero essere benissimo sviluppati in più di qualche riga. Diventano dei riassunti che lasciano l'amaro in bocca e un grosso "E adesso?" sulla lingua. 
James, devi aspettare. Ritorno da te Mr Hornby. 
Ho cercato di resisterti, di fare quella poco mainstream, di non cedere alla tua copertina blu elettrico ... ma ho perso ... Cominciamo Alta Fedeltà. 

E con queste parole finisco il mio the alla liquirizia e comincio i preparativi per l'incontro con la mia dama di compagnia Mea. 

Pokà!



sabato 8 febbraio 2014

Rosicare durante un concerto jazz.

Apparentemente i titoli dei miei post non vogliono dir nulla. Sembrano pretenziose frasi da hipster depressa.
In realtà spiegano in qualche parola tutto quello che non voglio dirvi, ma che voglio farvi intendere senza darvi la possibilità di scorazzare troppo nei miei fatti. Mi limito a dare qualche riferimento biografico e poi a parlare in generale, come se la questione mi riguardasse poco.

[Sto parlando come se avessi triglioni di utenti che mi leggono ... beh un po' di illusione non guasta]


Cominciamo?

Rosicare. Mh... parola vagamente onomatopeica ...
Si rosica perché si è meno belli di Jared Leto; perché la tua compagna di corso ha lo smalto della KIKO e tu quello cancerogeno dei cinesi; perché lui ha preso trenta, tu stai lì nel tuo angolino e potresti giurare sui Santi Medici che sicuramente è un raccomandato, ma non vuoi proprio ammettere di aver perso tempo sui social network; perché, semplicemente, c'è chi arriva prima di noi a qualcosa.
Tu non ottieni e senti un bruciore facilmente confondibile con la sindrome premestruale, che durerà molto meno dei 5 giorni rossi, ma che darà molto più fastidio. Solitamente (soprattutto se si è complessati come me) dopo il bruciore arrivano le paturnie.



No ma non me ne frega. Aspetta, perché mi frega? 
Farò finta di niente. Tanto sono loro a fare schifo.
Ok, però se non fosse così?
Se fossi io in difetto?
Non ci sono arrivata, non l'ho ottenuto.
Quindi sono proprio io a essere da meno.
Assolutamente no. E' solo fortuna.



Alla fine risulta tutto inutile. Non siamo arrivati dove volevamo, ci è arrivato qualcun altra\o prima di noi e in questo momento si sta spupazzando l'agognato trofeo proprio sotto i nostri occhi impotenti o dietro le spalle pugnalate, a seconda della drammaticità della situazione. 

In the end, si rosica.
Negare l'evidenza, dire che non ce ne frega un tubo è totalmente inutile. Possiamo farcelo ripetere da amici, fidanzati e relativi vari, ma quella R di "rosicare" gratterà sempre di più nel nostro stomaco. Quando poi l'oggetto perduto del desiderio è facilmente collegabile alle relazioni e alle paturnie da "sentimenti", il suono è davvero insistente e insopportabile, quasi come se volesse diventare il protagonista del nostro campo uditivo e (spesso) visivo. 

In certe situazioni come si fa a mettere da parte la voglia di picchiare infanti per sfogare la nostra frustrazione? Non posso mica iscrivermi a un corso di salsa&merengue solo per dimenticare una delusione sentimentale. Far fuori la Bocca di Rosa che mi ha sottratto l'osso non è legalmente appropriato, anche se il desiderio di avvelenare il suo aperitivo con un infuso di mandorle amare non sarebbe male. 
Ma voglio arrivare subito al punto della questione. Dopo tutto questo pensare e rosicare, dopo tutte le matite spezzate e dopo tutte le occhiatacce intimidatorie, dov'è finito il nostro "oggetto".
O meglio, il nostro oggetto è diventato solo un oggetto! La voglia di sconfiggere ha ridotto la dignità del nostro obiettivo a quella di una pacchiana bomboniera di un matrimonio partenopeo organizzato da Real Time.
Esattamente come al nostro uomo (sì, perché qui si parla di relazioni. Sono proprio una donnetta da romanzo Harmony!) non frega un cazzo di noi, a noi non frega un cazzo di lui. E' la voglia di far pipì su un territorio non nostro, di piazzare la nostra bandierina di Risiko sul Kamchatka e osservare trionfanti i nostri ex-compagni di gioco ora acerrimi nemici, che muove la nostra battaglia.
Qualora dovessimo battere l'altro avremo la gloria, ma dopo niente, perché non ci frega niente.
In caso contrario rosicheremo, che durerà molto più della gloria. In ogni caso dopo domina il niente.
Ci si guarda indietro e si incontrano le teste dei compagni morti. Noi abbiamo una medaglia oppure no, ma siamo comunque da soli.  

Morale della favola? Direi di non perderci troppo tempo. Il deretano ci pruderà per un po', ma dargli poca importanza potrebbe alleviare il fastidio rapidamente. Non è escluso che si ripresenti, ma forse saremo più allenati di prima a ricevere il colpo e a dire "Who cares?". Personalmente il mio metodo è incazzarmi tanto e poi distrarmi con qualche telefilm british oppure con i miei compagni di sventure. 

Potrei annoiarmi talmente tanto da dimenticare di aver perso una bomboniera orribile.

domenica 2 febbraio 2014

Continua e continua. Mal di testa da mal tempo e paturnie periodiche.

Una settimana devastata dagli starnuti di Gesù Cristo e Buddha.
Poveri cicci, sono allergici alle graminacee.
Il mal di testa mi assale come un granchio sul retino da pesca di un bambino rompiscatole, l'unica cosa con cui sto socializzando negli ultimi giorni è il vocabolario di polacco, la persona più interessante con cui sto conversando è Aleksandr Puskin e sto divorando puntate di Doctor Who come se fossero Smarties.
Fortunatamente fra poco sarà tutto finito! Dai Svet!
Diventa una meretrice di voti e piglia ciò che passa in convento!

Questo tranning autogeno non funziona proprio correttamente. Passo da momenti di sconforto universitario ("Laurea?! Dove sei?! Non ti avrò mai!") a vera positività distruggi-modestia ("Buah, questo esame me lo mangio! Io son figa e me ne vanto"). Tutto poi si conclude sui mille mila schemi che infestano i miei quaderni Pigna e qualche occhiata nel web alla ricerca di inutilità.

(Questo telefilm è l'epicità. Peccato che pochi lo comprendano :'(
 Il  degno sottofondo di queste giornate grige)

Adesso ci arrivo al punto, non vi preoccupate.
Ultimamente è nata una conversazione sociologica con una collega di università, qualcosa da far invidia ai convivi intellettuali di tutti i partiti di sinistra. Lei mi guarda e mi chiede:
"Ma non trovi che Carlo Cracco sia veramente figo?"
Non ho subito visualizzato la fisionomia del buon Chef mietitore di cuori e autostima, non perché io non abbia mai visto MasterChef, ma perché la prima cosa che mi viene in mente quando mi nominano Cracco è la sua debordante e gratuita stronzaggine.
Personalmente non lo trovo né un bell'uomo né mi interessa la sua bravura culinaria (sono ancora immune all'incantesimo del mestolo che ha colpito metà della popolazione mondiale), però quest'orda di fans sfegatate che ronzano intorno a Cielo e Real Time mi turba un po'.
Quando ho chiesto alla mia amica "Perché ti piace Cracco?"
"Ma come?! E' un figo!"
"E' uno stronzo"
"Appunto!"
Silenzio eloquente di due secondi e conseguente cambio di argomento onde evitare un travaso di bile.

Questa continua attrazione per lo stronzo di turno non l'ho mai capita nemmeno quando ero io stessa a puntare lo stronzo di turno. Ok essere affascinate dal mistero, da quello che vive in un mondo suo e non ti lascia entrare e tu per istinto di vecchietta pettegola ti ci avvicini, lo pensi, svisceri la sua personalità manco fossi Sabina Spielrein. Però dopo un po' l'amor proprio sovrasta l'autolesionismo. 
Però in questo caso non si tratta di farsi piacere uno stronzo, ma di essere affascinata da qualcuno perché è stronzo.
Ecco.
Arriva Carlo Cracco seguito da Bastianich, insultano e la spettatrice chiede un bis di bastardaggine sul malcapitato concorrente.
Perché? 
Purtroppo nella stragrande maggioranza degli esseri umani prevale il senso della sottomissione al più forte. Quello che sa demolire pezzo per pezzo l'autostima di chi gli sta di fronte è degno di grande stima, il debole fa meglio a tornare nella sua capanna piena di My Little Pony. L'unico modo per contrastarli è essere come loro, mostrare gli artigli dopo averli affilati e anticipare le sue mosse mordendolo alla gola. 
E' bene quindi mantenere la propria riserva di freddezza per difendersi (e perché no difendere) dai tanti Cracco. 
Intanto evitiamo di mitizzare troppo la cattiveria. Forse tutti la stanno scambiando per severità?
Ma la severità non critica assaporando il momento della vittoria.




mercoledì 25 dicembre 2013

Natale, ovvero chi lo odia e chi è semplicemente misantropo.

Pargoli.
Non possiamo farci niente, è già Natale e mancano già poche ore alla sua fine. Avete ricevuto i vostri regali? O la crisi-fobia ha assalito anche i vostri amici più stretti? A me basterebbe solo un po' d'ispirazione impacchettata e spedita alla mia porta. Già, ultimamente non riesco a far colare dal mio cervello una sola goccia di concetto sensato. Volevo provare a scrivere una recensione de "La vita di Adéle", ma mi sono resa conto di aver subito le influenze di troppe opinioni. Il guaio è che visito troppo spesso il web e do troppo peso ai pensieri degli altri, trascurando le mie idee...

Io lo so che loro ci sono! Le idee intendo.
Sono piccine e rannicchiate nell'angolino del mio cuore e non c'è nemmeno una torcia che le illumini. Pff, che amarezza. Chi ha un rimedio contro la timidezza dei miei pensieri? 

Mi servirebbe un setaccio o un ufficiale nazista nella materia grigia.

"Zu, zu! Idee di merden! Quelle che non zono nostre a destra! Zu forza! Nelle camere a ccass!"

Sto degenerando lo so, ma è l'unico modo che ho per far capire al mondo il disagio che mi assale in questo periodo natalizio. 
Ah, la magia del Natale!
Forse è per questo che molti diventano dei Grinch e schifano l'atmosfera di fine Dicembre (in questo discorso sono esclusi i misantropi naturali che schifano tutto e tutti solo perché si credono i più fighi ma non hanno abbastanza palle per mettersi in gioco ... ebbene sì, ce l'ho con loro. Sono una mismisantropa).






Questo è il periodo in cui si tirano le somme. 
Una pantagruelica tristezza ti avvolge, viene amplificata dal fatto che è inverno e sta "finendo" l'anno (anche se l'anno per me inizia a Settembre, alla faccia del calendario gregoriano) e inevitabilmente dai fin troppo peso alle cose che non hai fatto o alle cose che non sono andate come ti aspettavi.
Magari sto dicendo delle ovvietà, ma come faccio ad essere serena come le bimbe del Mulino Bianco e della pubblicità del Bauli, quando ho due esami a gennaio e tanti pensieri del cavolo per la testa? 


Bah, vado a finire il mio the al cioccolato, magari va meglio.


P.S. Come se fossi in un programma di Caterina Balivo, saluto la mia adorabile Mea che è sicuramente fra i pochi lettori che si cagheranno questo post. 

sabato 7 dicembre 2013

I'm going to tell you a Secret.

Cercherò di scrivere un post senza puntarmi troppo il dito addosso.

Stasera è stata una di quelle serate leggere, senza troppe pretese e senza additivi dannosi (a parte l'immancabile vodka a fine serata, che non fa mai male). Gli altri compari nella nebbia sembravano avvolti da una calma serafica. Stavano fumando parlando di sogni e di venti incostanti. Davvero, niente ha rovinato quei momenti leggeri, né felici né deprimenti, semplicemente sereni e senza frenesia. Cavolo, ho anche incontrato quella maledetta silfide marcia e non mi ha fatto effetto. Ultimamente è morta pure la passione per il Beatrice.



Come dite?
Ora sono gelida?

No. Purtroppo il sangue nelle vene mi ribolle come confettura di ciliege e sono sempre più assetata di bene, sintonia e affetto. Insomma, tutto ciò che è legato all'amicizia o alle relazioni-che-funzionano. Il problema è che di bene e di affetto si può dispensare a 100 persone, ma quell'armonia, quel saper pensare la stessa cosa in due, quel condividere le cazzate senza sentirti una totale deficiente, vale solo per massimo 2 persone.
Forse 2 e mezzo se si ha un po' di fortuna.
Oggi ne parlavo con il mio amico (che per comodità chiameremo Moretti)...
Mi sono resa conto che le persone con cui mi trovo bene non sempre si possono definire in perfetta sintonia con me.
Voi dite "Grazie al cazzo".
E invece per me non era così evidente. Brancolavo nel buio con le mani tese in cerca di un angolo a cui aggrapparmi ... qualsiasi angolo andava bene!
Qualsiasi persona andava bene!
Le cose non vanno così, lo so, ma io sono una bisognosa cronica di attenzioni e affetto come il bambino è bisognoso di Kinder Fetta al Latte. Forse per questo mi fisso facilmente con la gente, al di là di ciò che sono realmente. Mi basta una buona parola e la battuta giusta al momento giusto che subito mi sento loro amica, finendo per diventare la "meretrice degli amichetti"...
Pff ... una vera rottura ...

In realtà io so chi sono quelli che riesco davvero ad apprezzare fino in fondo e con le quali sento quest'armonia-del-cavolo-di-cui-ho-bisogno. I miei cari amici storici. Solo che non posso sempre raggiungerle (anche per via di problemi logistici); se li vedessi troppo troppo spesso, la magia finirebbe per consumarsi insieme alla sigaretta che sto fumando ora. La cenere cadrebbe su un portacenere rubato dal bar accanto e tanti saluti. Tutto dritto in pattumiera.

Morale della favola? I migliori amici sono come il miele, vanno assunti spesso ma in piccole dosi.

Ultimamente sto uscendo spesso con gente che conosco da relativamente meno tempo rispetto a Di e Mimi (il massimo è di 3 anni). Io pretendo troppo dalle relazioni che ho con loro: vorrei potermi sentir libera di fare tutto, ma non è possibile proprio perché non posso pretendere quel tipo di magia da tutti loro.
Sto lì, con i pugni chiusi, sbatto i piedi pretendendo qualcosa che non posso avere, almeno non subito.
Sto lì, e pretendo che la piantina cresca subito!
I piedi sbattono per terra sempre più forte ...
Poi se la gente se ne va o mi fa del male, tendo a darmi do la colpa senza magari pensare che forse è meglio così.

Altra morale? Svet, devi aspettare.

Facile a dirsi.

Proviamoci.


giovedì 28 novembre 2013

Ciò che sei. Ciò che copri di porporina.

Perché poi ti ritrovi a cercare negli angoli più impolverati. Ti spaventano tanto le ragnatele posate su quell'angolo retto pieno di storia, ma a volte c'è davvero bisogno di dare una pulita all'oscurità. Pulire solo per capire se è tutto apposto nel nostro caos, nella nostra irrazionalità.
Svet si trova rannicchiata lì e vuole raccontare una storia a tutti noi ...
Ci muniamo di coperte e cioccolata calda per ascoltare un'avventura poco dolce, celata dalla porporina argentata degli anni delle elementari.



Sono stata educata a rimanere sveglia ogni notte. L'abitudine mi fa stare ogni sera a pancia in giù a scrivere, con le dita sporche di nero inchiostro e le labbra che sanno di Winston blu e vino rosso. "Maps" degli Yeah Yeah Yeahs si fa prepotente nelle casse, ma posso sentirla solo io in questo quartiere. Sono andati tutti via, li ho cacciati io in questi anni di litigi e angheria. Non dico che avessero sempre torto, ma proprio non riesco a tollerare chi si munisce di finti sorrisi di prima mattina. Gli ho vomitato addosso la verità e se ne sono andati uno per uno. Ricordo ancora quando ho rivelato alla figlia della vicina che sapevo del bambino gettato nella spazzatura.
"Sei lercia come me, ma almeno cerca di ammetterlo"
Si è impiccata e ho quasi sorriso. La verità ha vinto di nuovo sugli stolti. 
Non riesco a mangiare da due giorni. Poco male. Non ho nessuno che mi obbliga a farlo ...
... posso decidere di morire di stenti pur avendo il portafogli pieno ...
Ora come ora sono un po' misantropa ... non ho voglia nè di fare la spesa nè di pagare per un'altra bevuta con gli amici. 
Sono tutti lì, mi aspettano ma non voglio raggiungerli. So che rimarranno lì, so che non ho bisogno di loro. Oggi ho comprato tre CD da sola, posso continuare a vivere queste ore senza nessuno.
Uno di loro è molto arrabbiato con me. Due giorni fa l'ho sputtanato per benino all'attuale donna che sta frequentando. Lui le teneva la mano, lei si guardava le unghie e mi lanciava sguardi di fuoco. 
"Mia cara; è inutile che perdi tempo con lui. Giuro, non ne vale la pena. Tanto non gli si alza"
Ho sentito il crepitio del suo orgoglio maschile ferito, la sua virilità infrangersi sul pavimento del bar. L'ultima stoccata è stata data proprio da lei, con quel suo mezzo sorriso che ha confermato la mia piccola affermazione al vetriolo. 
Succede questo a chi prova a ferirmi. Ti prendo, ti accartoccio e ti butto nel mio camino mortale. Tutti vogliono dare una lezione a qualcuno, perché tutti la meritano. Non si può cercare di farla franca quando ti sei comportato di merda, perché molto probabilmente chi hai tentato di scalfire è molto più furbo di te. In quel caso puoi guardarti le spalle, puoi controllare sotto il letto e nell'armadio ... non mi troverai ... sono invisibile più dell'Uomo Nero. Ti entro dentro e ti distruggo dall'interno. 
Mi rendo conto ... ciò che sto scrivendo è un gran casino ...
Cerco di rassomigliare a Joyce senza successo, ma chi se ne frega. 
Posso mettere insieme le parole come voglio, non sentirò le critiche di nessuno.
Posso continuare a parlare e parlare di niente e di sogni. Posso parlare del ragazzo che mi sta dormendo accanto. Presto si sveglierà e gli chiederò di andare perché non ho voglia di vederlo. Ieri mi sembrava anche bello, ma ora è consumato, sporcato, di seconda mano.
E' un mio piccolo capriccio: ti prendo, ti provo, di sposto. 
So che posso prendere tutti quando voglio ... so che non scapperanno perché loro amano essere catturati dalle Vedove Nere. 
E' un bel gioco, mi piace dal "tempo delle mele".
Sono una bambina lercia e capricciosa. 
La mia Winston è ormai finita da un pezzo ... la cenere sul lenzuolo e l'odore di bruciato sulle dita ...
Le sniffo un po' prima di rivestirmi. 
Devi svegliarti ragazzo ... occupi troppo spazio qui. Sì lo so, la stanza è per dure ma mi manca l'aria.
Per favore, va. 
Ho sonno.
Ho fame.
Ho deciso di comprare qualcosa per me, solo per me.

Bambini, avete paura?
Ho provato a bruciare questa lettera, ma ogni volta si rigenerava nel buio ... è solo una parte della storia che i fanciulli non vogliono ascoltare. Pian piano, goccia a goccia, ingoierò tutta questa brutta medicina ... e forse arriverà anche a piacermi...

Questo post è stato un po' sofferto, ma era necessario. 



martedì 12 novembre 2013

Personaggi grotteschi fuggiti dall'autore. Ricercati.

Dopo il trauma depressivo che i miei (pochi, pochissimi) lettori hanno subito nel post precedente è forse ora di un po' di leggerezza, giusto? Magari serve anche a me, che ne so!

Se a qualcuno interessa sono a tipo due giorni dal mio adorato esame di Letteratura Russa che, per quanto io possa amare visceralmente l'argomento e chi ne fa parte, mi mette in agitazione non indifferente. Non sono mai stata una che pretende 30 con lode e limonata accademica  con professore e assistente, ma non diciamoci fesserie, vedere sul libretto un bel voto alto, in una materia che ti piace, non fa mai male a nessuno. Sono anch'io della teoria "ormai sei agli sgoccioli, quello che ti danno pijatelo!" però in fondo in fondo al mio animo vive una piccola Svet perfezionista in tailleur, con tanto di chignon alla Rottermeier e bacchetta in legno massello pronta a rompere le scatole alla vista di un 26 o (non sia mai) 18. 
Insomma, diamoci una calmata.
E a questo scopo chiamo in aiuto Ortolani!


Ah, se solo lo conoscessi personalmente solo lui potrebbe conquistare il mio cuoricino da eroina vittoriana tormentata!
*sospiro svenevole*
La vita è così ingiusta, sob!

Anyway, questo post inizialmente non doveva andare a parare da nessuna parte, ma ora come ora mi sono resa conto che una mezza cosuccia da dire ce l'ho, ma per arrivare al punto ho bisogno di fare un piccolo excursus:
(Foto scattata dal mio buon amicone in barba e occhiali da intellettuale di sinistra)

Io ho sempre amato analizzare i personaggi di una storia, in particolare quelli dei libri. Alle elementari\medie quando la maestra\prof dava come traccia "commenta il passo del libro X" io mi focalizzavo particolarmente sull'analisi del personaggio che mi era più congeniale. Dedicavo due,  massimo tre righe allo stile, quattro o cinque all'autore e alla trama in generale, e poi via con pagine e pagine e pagine e pagine riguardo tutto ciò che poteva frullare nella testa di X, riguardo i suoi gesti, le sue azioni descritte nel libro, come lo immaginavo nella realtà, se probabilmente sarebbe potuta nascere una qualsiasi relazione fra me e X qualora un Pigmalione a caso lo avesse reso umano. Insomma, la scena era tutta del personaggio. 

Tutto questo ha influenzato moltissimo i miei scritti (per chi non lo avesse ancora capito fare la scrittrice è uno dei miei sogni irrealizzabili) facendomi creare dal nulla personaggi definiti dall'alluce alle doppie punte, che si muovevano in storie non ben identificate. 
E' facile immaginare le lunghe e tediose descrizioni di ogni infimo gesto delle mie creature.
Fortunatamente ho smussato di molto questa mia tendenza, altrimenti i miei personaggi sarebbero fuggiti dall'angolo delle pagine traumatizzati, accusandomi di averli scavati, analizzati e spogliati fino a violentarli. 

Poracci.

Ma la mia ossessione non è ancora svanita, tant'è che finisco per considerare le mie amicizie più strette come personaggi di un romanzo. Voglio definirli, non giudicarli. Descrivere mentalmente le loro mosse e rimanerne affascinata, come farebbe un lettore accanito. 
Detto così sembra qualcosa di patologico che dovrebbe spingermi a diventare un serial killer di barboncini. 
Nah ... ho già abbastanza turbe psichiche. 

Ed eccoci arrivati al punto. Il blog.
I (pochi,pochissimi) lettori avranno notato la presenza di qualche nome qui e là nei miei post. Ecco, quelli sono i miei personaggi. Ora sono pronta a descriverveli qui sotto:

La Mimi: 
La Mimi è tonda, burrosa, con due occhi color Bacio Perugina e l'aria lievemente imbronciata (ha la capacità di mantenerla anche quando sorride. Idolo assoluto!). E' la mamma rompiscatole che quasi tutti abbiamo e amiamo più del nostro fegato (che già tormentiamo a suon di Jack). La professoressa acida di greco che tanto ci ha fatto bestemmiare Platone ma che ora vorresti rivedere per raccontarle i tuoi mirabolanti successi universitari solo per renderla fiera di te. Lei è la sorella che con la sua aria saccente e i suoi capricci ti fa uscire dai gangheri. Vorresti strangolarla ma esattamente due secondi dopo ti senti una merda solo per averlo pensato. Ci siamo conosciute a 13 anni ed è stato amore a prima vista. Galeotto fu quel giornaletto da adolescente imbecille. Tutt'ora ci facciamo vicendevolmente da damigella di corte. Io conosco i suoi scleri, lei i miei. Ormai abbiamo già litigato per tutto, è subentrata una pace aurea intervallata da bisticci di dieci minuti. Nonostante tutte le ire funeste siamo ancora qui a farci le grattatine dietro le orecchie.

Di:
Amico storico. Otto? Nove? Boh, non li conto più.
Davvero non riesco a trovargli uno pseudonimo appropriato. Sarà perché per me il suo nome è indissolubilmente legato alla sua persona, tanto da rifiutarmi categoricamente di chiamare altre persone sue omonime con quel nome. 
Io: Come ti chiami?
X: Xxxxx
Io: No eh, quel nome non si tocca! Piuttosto ti chiamo Ugo!
Di è Di e non si tocca.
Questo ragazzuolo scuro dagli occhi troppo belli e dall'umorismo troppo simile al mio, ora vive lontano da me, ma non perdiamo occasione per sfotterci allegramente a distanza e confidarci vicendevolmente le nostre paturnie quotidiane, proprio come quando mi bastavano 45 minuti per raggiungerlo. Di è spensierato e segaiolo mentale insieme. Sempre pronto ad alleggerire tutto ciò che ha appena appesantito in modo tale da trasformare tutto in una tragicommedia degna del buon Eduardo De Filippo. 
Il degno compagno di scorribande che spesso si trasforma nel miglior confidente che si possa trovare: non risolve il problema, ma lo rende un film demenziale. 
A lui piace il mare e se lo porta negli occhi anche quando torna sulla  terra. 
Di non si tocca.

Fleur:
Eccola quì, la felina silenziosa che ama i cani. 
Piccola, dal taglio di capelli corto e il nasino a patatina che odia e vorrebbe prendersi a legnate. 
Con le sue mani abbronzate può risistemare i capelli di chiunque e con le sue parole risistema la testa di pochi prescelti. Compagna di bevute e di confidenze da donnetta. Se Mimi è l'amorevole mamma rompipalle, Fleur veste il ruolo di quella comprensiva e bonaria, pronta a farti un dolce alle mele anche se hai combinato qualche casino irreparabile. Hai sempre voglia di renderla felice. Ti comporti bene perché non vorresti mai sciupare le sue guanciotte tonde con le lacrime. Fleur perdona quasi tutto, ma se sei così abile e perfido da farle del male allora è la fine. Porte chiuse e niente più dolci.

Lele:
Avete presente quei film statunitensi per teenager? Ci sono sempre dei personaggi standard caricati fino all'inverosimile (specialmente nei teen-horror): c'è il fattone, la secchiona, il figo, la verginella etc... 
La prima impressione che suscita Lele nello spettatore è quella della cheerleader bonazzissima, dall'espressione un po' assente, ma dalla carica erotica non indifferente. 
Lele è una strafiga. Dietro questo popo' di bellezza sfasciacoppie si cela una scintilla di furbizia e tanta bontà. Si taglierebbe in due per un'amica ed è sempre pronta ad essere un'ottima spalla quando si tratta di studiare piani d'attacco per acchiappare un ragazzuolo indifeso. 
E' la contessa del flirt. 
Superficiale? Nah, anche se è la prima cosa che può venire in mente. 
Quando incroci il suo sguardo un po' triste capisci che le spazzole, le creme, le borse di Louis Vuitton sono solo una copertura per qualche male esterno. E ti vien voglia di abbracciarla e dirle che in fin dei conti niente di quello che è successo è davvero brutto, che ora vi andate a fare un gelato e passa tutto. Magari la sera si esce e si dimenticano gli stronzi, i falsi sorrisi e gli esami andati male. Solitamente si finisce in un mare di risate e consiglio a tutti di essere presenti quando Lele ride, perché quella risata è qualcosa di divino e terapeutico. Altro che Oki e Buscofen. Ridi con Lele. 

Sono quattro per ora.
Ce ne sono un altro paio, ma li lascio per i post successivi. Ora ho esaurito le idee e il tempo.

Buon Proseguimento, miei cari Personaggi. 

domenica 3 novembre 2013

Raschiare il fondo della ciotola.

Arrivata sul fondo, in posizione fetale. Ora sento freddo ... 
... eppure tutti mi chiamavano "la slava", "la polacca", "la donna Siberiana che non teme la neve"...

I thought I was an Alien

An Alien... Like an Alien...
Perché è così che mi sento con te. 
Guardi e buchi le cornee straniere, vedi corrodere la mia dignità sotto i tuoi occhi azzurri e arrossati ... Non sento niente, non mostri niente ... Innalzi una cortina berlinese fra te e la povera Dimitrovna.
Sai recitare meglio di me, che ho conosciuto il palco e la pantomima. 
Sai ridere riecheggiando nella finzione.

Ci hai provato, dici. Non stai insistendo.
Che posso fare per te, messere miope? 
Per te niente.
Che posso fare "a te"? 
Dunque... vorrei ucciderti ma pare che sia illegale ...
... vorrei schiaffeggiarti ma non amo le commedie napoletane nella vita reale ...
Faccio come te.
Taccio.
Recito come sul vecchio palco delle notti bianche. 
Improvviso come durante le mie Jam Session. 

Mi hai fatto del male con quell'ultima stoccata, nonostante il regolamento lo proibisse. 
Ho affogato Dio nel fumo delle scale e nei liquidi colorati di nebbia. Ho licenziato il tuo pensiero gettandomi sulle ortiche della nausea. 

Non voglio più amare niente di te. 
Non voglio più cercare quell'odore sulle sciarpe e i vestiti.

Non ci sei più.
Vattene da quì.

Pensavo di essere un'aliena ... probabilmente ho sbagliato pianeta e galassia ...
Torno nella cabina. 


lunedì 28 ottobre 2013

I consigli impliciti delle copertine

Giubilo in tutto il villaggio! Ho trovato un libro rapitore!

Dovevo completare una saga fantascientifica, ma ho deciso di prendermi una pausa di riflessione. Non sono più psicologicamente preparata a leggere una serie di libri tutta d'un fiato dai tempi di Harry Potter. La mia povera mente duttile e malleabile viene assorbita dagli universi fantastici della carta stampata, tanto da sentirsi fin troppo coinvolta emotivamente, quindi ho bisogno di qualche libro leggero da intermezzo fra un tomo e l'altro. 


Ultimamente mi ero dedicata ai tascabili da 0.99 cent della Newton Compton (hanno dei traduttori davvero inetti, ma capitemi, i denari soppochi). Ho comprato Bulgakov, Seneca e Lovecraft (tanto amore!). 

Anyway, stamattina mi sono spostata dal paesello rurale alla città per l'uni e, avendo un po' di tempo libero prima di gettarmi nello studio matto e disperatissimo, ho deciso di recarmi alla Feltrinelli. Erano circa le nove e venti del mattino ... pochi lettori svegli sulle poltrone di pelle. Ho guardato con orrore i loro libri di Fabio Volo, stretti fra il pollice, il medio e l'anulare, e ho compatito le loro povere menti martoriate dal qualunquismo dozzinale di quelle pagine. Capisco le letture leggere, ma certi libri (e sto facendo un delitto associando questa parola a Fabio Volo, mea culpa) andrebbero bruciati come consiglia il buon Bradbury.*
Sto divagando.

Cerca di qua e cerca di là ma niente. Volevo tornare da Asimov, ma i suoi libri non sono da intermezzo, tutt'altro: ti risucchiano il tempo e le forze più di un esame universitario e dopo ti senti svuotato con la voglia di vivere in un mondo fantascientifico ed avere un robot come amico.
Quindi, amico russo, non è il tuo turno.
Ancora niente per venti minuti. Avevo pure preso in considerazione di comprare un altro libro di Niemirovsky, ma finché non avrò letto Suite Francese non lo farò. Mi sentirei in colpa.

Che fare?

Improvvisamente incrocio lo sguardo di un caro conoscente inglese. 

Nick Hornby.
Il nostro primo e ultimo incontro è avvenuto sulla carta di Febbre a 90°, ben scritto ma totalmente concentrato sul calcio e le squadre inglesi. Mi sono fatta una cultura sui risultati delle partite dalla fine degli anni 70 agli anni novanta. Quindi capite che tutto ciò non ha destato il mio interesse e, soprattutto, mi ha allontanata da lui. 
Nick, fra noi non può funzionare.
Ma, come con la gente, concedo sempre una seconda, a volte anche una terza e perché no una quarta, possibilità. Quindi mi sono messa alla ricerca di un titolo interessante.
Sapevo che Hornby non è proprio una lettura da intermezzo, ma qualcosa mi suggeriva di lasciar perdere i miei cavilli mentali e leggere quel che cacchio sentivo di voler leggere. 

Alta Fedeltà? Giammai! Per principio! Chi dice di essere un amante di Hornby nove volte su dieci ha letto solo Alta Fedeltà. 
Dunque... copertina rossa a ore dodici ...
Tre sagome in caduta libera ...
Non buttiamoci giù.

Mi stai prendendo in giro o vuoi darmi un consiglio?
Leggo il retro della copertina e i miei occhi si aprono in un'espressione di stupore. 
Dopo quello che è successo (o non è successo) ieri sera, mi ritrovo fra le mani un romanzo che straripa humor inglese e mi spinge a pensare che le cose non stanno andando poi così di merda. Dovrei quindi lasciare che gli eventi prendano il suo corso senza darci troppo peso, nonostante il mio piccolo cuoricino sia fin troppo martoriato da un silenzio tombale interrotto solo da qualche saluto imbarazzato? 
E chi è che me lo sta dicendo?
Un libro rosso sangue trovato per caso, in una mattina d'ottobre primaverile, sullo scaffale centrale della Feltrinelli.

Ancora una volta ho voluto pensare che le cose non succedono per caso e che ogni tanto il Fato ci mette lo zampino ... ne sanno qualcosa le eroine di Euripide ed Eschilo.

Ho cominciato a leggerlo e in un paio d'ore sono arrivata a leggere quasi un quarto del libro. Non mi succedeva da tantissimo tempo.
Forse sono sono spinta dalla convinzione che quello sia un segnale.

Forse sono davvero duttile e malleabile da lasciarmi convincere da stupidi luoghi comuni come il destino che ci manda segnali.
O forse Nick Hornby scrive semplicemente da Dio e, questa volta, ha azzeccato anche la storia e non solo lo stile. 

Bene Nick, riprendiamo questo flirt ironico e sensuale.




*per favore, capite il mio sarcasmo. 

domenica 22 settembre 2013

The Night is a Good Place to Think about the Future

Stasera cosa ascolto? Josè Gonzàlez. Tanto per restare in tema metto su "Killing for Love".

Play.


Pur avendo un nome caldo e tipicamente spagnolo, il caro Jose è svedese, ma il suo modo di accarezzare le corde potrebbe far sciogliere e bollire la neve di Capo Nord. Nonostante io sia una rockettara o metallara che dir si voglia, apprezzo volentieri il suono di una chitarra spagnola ... generalmente apprezzo sia la chitarra sia i chitarristi, ma questa è un'altra storia che è meglio non svelare, dato che comincerei a parlare dei miei piccoli feticismi riguardo l'altro sesso (per la cronaca: capello lungo, chitarrista, psicopatico).

Fine. Cambio. "In our Nature".

Caro Autunno frettoloso,

 non vedevi proprio l'ora di arrivare, eh? Ma non potevi ritardare di qualche settimana come al solito? Eppure non ami apparire subito. Ti metti sulle punte e ti insinui silenzioso, invitandomi garbatamente ad allungare la gonna o a indossare il giubbotto di pelle che ho appena comprato (di cui vado particolarmente fiera, da brava donnetta shopping addicted). 
Mi sono accorta della tua presenza solo oggi pomeriggio. Si era fatto già buio e io stavo studiando Filologia Romanza, capitolo sui Dialetti Italiani. All'improvviso ho realizzato che presto avrei ricominciato a chiudermi in casa a studiare, con fuori il freddo che bussa, il the caldo e la musica in sottofondo. Esco spesso, ma l'atmosfera che si crea nel mio piccolo embrione di mattoni è impagabile e concilia la concentrazione, che non fa mai male. 

Fine. Cambio. "Time to Send Someone Away" (che sia un titolo profetico?)

Non sono in un periodo particolarmente allegro o particolarmente triste. Sono sono la preda preferita dei conflitti interiori. Passo dall'autolesionismo al autoesaltazione in meno di un minuto. Le cose che vedo, i comportamenti della gente etc, forse non sono esattamente la realtà. Molto probabilmente sono il riflesso di quello che le mie ombre vogliono mostrarmi. Magari mi vogliono tutti bene e non mi scansano come temo.
Purtroppo è un meccanismo incriccato quello che c'è nella mia testa. Incriccato sin dai tempi delle elementari, quando inondavo il banco di lacrime e mi fingevo malata per tornare a casa e non subire le angherie di una culona stronza e di tutte le sue scagnozze.
Dio, che pateticità.
Adesso mi piango pure addosso nel blog.
Pff ... pessima. 


Comunque, ho una lista di film piena piena.
Alcuni di loro mi prometto di vederli da circa un anno, come ad esempio Amarcord (mea culpa) che proprio non vuole farsi prendere.
Poi c'è "De tu Ventana a la Mia" (foto).
Mi sono innamorata della fotografia sin dal trailer. Non sono una che da molto peso ai virtuosismi registici, bado spesso all'estetica di un film, piuttosto che al suo lato tecnico, molto probabilmente perché non è il mio campo ma solo una passione puramente amatoriale. Però posso vantare una certa cultura in materia (Ego, nutriti Ego).
Oggi si parlava di serate film da organizzare con gli amici. Ho accettato, seppur solitamente io amo guardare i film DA SOLA. 
E sì!
Per la semplice ragione che non sopporto la gente che parla durante il film. Se potessi strangolare la gente che ciarla mentre stiamo guardando un film, avrei già mietuto parecchie vittime e io sarei da parecchio in gattabuia. 
Invece nella mia solitudine (o accompagnata da UNA sola persona amica, fidata e del mio stesso pensiero) posso rilassarmi e non passare il tempo a zittire con i miei "sssh" pruriginosi.

Comunque, sono già al 9° sbadiglio. Meglio che vada.