Caro spazio cybernetico reso inutile dalla Svet (=blog)
è un po' che non ti aggiorno e i miei post si fanno sempre più rari, ma ciò non vuol dire che ho intenzione di abbandonarti come un chiwawa in autostrada. Semplicemente ho tanta ironia in corpo e pochi argomeni.
O meglio...
... gli argomenti ci sono ma finirei per ammorbare tutti con la solita serie di sfortunati eventi che forse a Lemony Snicket sarebbero piaciuti, ma ora come ora non sono abbastanza "di peso" da poter scrivere un post pregno di paturnie e destare totale interesse e anche compassione.
Cosa faccio quindi?
Sproloquio, perché mi diverto.
Mi sento un computer con il serio bisogno di essere formattato.
Ho troppi troyan nel cervello, per favore datemi un antivirus!
Il mio antivirus è proprio lo sproloquio selvaggio, che sia su carta, che sia su blog o sulla pelle sventurata di un'amica (come la cara Nu o Fleur). Scarico tutte le parole come rifiuti tossici, mi svuoto e parto all'analisi di ciò che ho rimesso sul tavolo. Provo a mettere in ordine i concetti per farne un discorso banalmente riuscito e poi posso dire di aver cominciato a fare\dire qualcosa di concreto e interessante.
Davvero, oggi non ci riesco a fare l'intellettuale.
Ho già sprecato tutte le mie cartucce ieri sera, parlando de "La Grande Bellezza" con un tipo con un cappotto orrendo e con un amore per David Lynch (oh really?) il quale ha osato sminuire i miei commenti negativi sul suddetto filmone-pompato-dall'Oscar.
Oh certo... (affermazione da 13enne rosicona fra 3...2...1...)
... ha parlato colui che si masturba guardando L'Esercito delle 12 Scimmie e lo osanna (probabilmente senza aver capito una leppa) tanto per fare il critico poraccio della situazione (ci ho provato a non essere volgare, ma proprio non mi riesce).
Ma basta eh! La Grande Bellezza per me è un film sopravvalutato. Punto. Stop. Non cercate di farmi capire che sono una testa di cazzo, perché continuerò a dire che non mi piace. Voglio fare quella poco mainstream? Può essere, fatto sta che Sorrentino non ha fatto un film ma una paraculata. No, non cambio idea! Quindi è inutile che mi inseguite con i forconi manco fossi il mostro di Frankestein.
State perdendo tempo e neuroni, dolci millantatori.
Non c'è niente da fare. Non smetterò mai di odiare la gente che parla tanto per smerdare il prossimo suo senza neanche una vera opinione sull'argomento.
Mi piace [perché tutti dicono che è bello e\o perché voglio fare il bastian contrario]e tu sei stupida, brutta e culona.
Sono un po' permalosa lo so, ma proprio non riesco a ignorare certi travasi di idiozia.
Beh dai, vi abbandono.
No, ho studiato troppo...
Torno a fare la nerd su Dead Space.
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martedì 15 aprile 2014
mercoledì 8 gennaio 2014
Vita di Adèle (probabile traccia di spoiler)
Ok, ok ho avuto bisogno di rifletterci un po' su.
Mea culpa.
E' che non avevo proprio un'opinione a riguardo! O meglio, ce l'ho sempre avuta, ma nell'esporla mi rendevo conto che si contraddiceva da sola e dopo ore di elucubrazioni mi dicevo "Minchia Svet, sei l'emblema supremo dell'incoerenza".
Così ho dovuto rivedere il film altre due volte, ho setacciato le mie idee da quelle degli altri e sono quasi sicura di aver formulato un'idea totalmente personale e preservata dal giudizio altrui.
Chi non vuol condividere, non condivida.
Oddio, è stato un parto mentale con tanto di cordone ombelicale annodato al collo.
Bando alle ciance, cominciamo!
Piccola premessa (ancora?!) rivolta a tutti coloro che sono rimasti scandalizzati profondamente dalla mezz'ora di sesso esplicito presente nel film. Forse è il caso di domandarsi se vi dava più fastidio la scena di sesso in se o il fatto che sia stata interpretata da due donne. Qualora vi riconosceste nel secondo caso, mi dispiace per voi, ma almeno una lenticchia di omofobia ce l'avete in corpo. Se invece siete più vicini alla prima opzione vi domando: dopo tutte le zinne di fuori che tutt'ora troneggiano in TV, nei film di Von Trier e Bertolucci e dopo tantissime scene di violenza gratuita presenti in ogni angolo dei media, vi pare il caso di diventare proprio ora dei moralizzatori incalliti? Non è che siete omofobici anche voi?
Mh, il cerchio si chiude a quanto pare.
Ok, ora comincio per davvero.
Un bel giorno Julie Maron ultimò "Il Blu è un colore caldo" graphic novel che non ho ancora letto (se il disegno non mi ispira raramente prendo in considerazione un fumetto) ma che forse entrerà a far parte della mia modesta collezione. Da qui è stato tratto il film in questione: in francese La Vie D'Adèle (sì, si scrive con l'accento grave), in italiano La Vita di Adèle, interpretato da Adéle (appunto) Exarchopoulos, francese ventenne dalle sfumature elleniche e Léa Seydoux, che io avevo già visto in "La belle Personne", film piacevolmente tragico dei primi anni duemila (da segnalare la presenza del fascinoso Louis Garrel). La ritroviamo anche in "Midnight in Paris", in un ruolo che sicuramente nessuno di voi ha preso troppo in considerazione.
La trama de "La Vita di Adèle" illustra, molto semplicemente, il percorso amoroso ed emotivo di Adèle: dalla prima cotta degli ultimi anni del liceo alla scoperta del vero amore. Lo scopre grazie a Emma, una misteriosa e sorridente artista dalla pelle algida e i capelli blu. La storia va avanti, sempre più intensa, sempre più dolce e sensuale fino all'inevitabile rottura...
Io personalmente, alla prima visione, ho totalmente frainteso il film. Questa non è la solita saffica storia d'amore alla "Lost & Delirious", che parte con il coming out, continua nella passione carnale e finisce nel tradimento e nella conseguente tragedia degna di Eschilo. Absolutley no! Il film non ha bisogno di nessuna dichiarazione ai genitori ("Papà, mamma. Sono lesbica, ma non mi picchiate") né di un percorso di accettazione del proprio orientamento sessuale. Adéle scopre l'amore senza chiedersi se è giusto amare un uomo o una donna, senza nessuna paura del giudizio degli altri. Ama intensamente, sfociando verso la fine nel desiderio morboso di attenzioni, nell'ossessione. Sbaglierà, tenterà di riparare senza successo, ma continua ad amare incondizionatamente la sua Emma, nonostante lei sia scappata dalla fessura delle sue dita in un fatale momento di distrazione.
Ok, il film non è totalmente privo di situazioni della serie "Oddio sei lesbica!". Il regista dedica solo pochi distratti minuti ai battibecchi di Adéle e le sue 'amiche del cuore', le quali sono sorprese e schifate alla vista di Emma all'angolo della strada, ("Quella ha la faccia di una che lecca le fiche") iniziano ad indagare sulla sessualità dell'amica con preoccupata e insolente curiosità. La scena è scivola facilmente nell'indifferenza, ma Adèle non ne esce totalmente illesa, ma il dramma dura poco, perché la sua Emma la attende sulla loro panchina, con il quaderno degli schizzi aperto e un sorriso dolcissimo sotto il naso.
Una delle caratteristiche principali sono i frequenti primi piani e le inquadrature strette sui visi e i corpi pieni delle attrici. E qui arriviamo alle tanto ricamate scene di sesso. Forse un po' lunghe, forse riproposte con una certa ossessività. Ma dopo aver visto il film per ben tre volte sono giunta a una conclusione: il loro amore è intenso e viscerale e quelle continue inquadrature, che riempiono ogni pollice del vostro schermo con le guance, le gambe, le labbra di Emma e Adèle, mirano a trascinarvi con violenza in quella passione disperata che caratterizza questa morbida coppia. Baci su ogni centimetro del loro corpo che non vogliono provocare o scandalizzare, ma solo catturare. Siamo costretti a immedesimarci in Adèle. Con lei amiamo, con lei ci sentiamo sole perché Emma è troppo assorbita dal suo lavoro (ecco, questa è l'unica trovata che non ho apprezzato... certe banalità della serie "Tu mi trascuuuuri!" mi hanno stancata sia nei film che nella mia vita sociale), con lei tradiamo, con lei imploriamo e con lei alla fine ci rassegniamo nel nostro abito corto blu. La accompagniamo a scuola esattamente come la accompagniamo fuori dalla mostra d'arte.
Ora, un piccolo appunto su una delle attrici.
Léa Seydoux interpreta Emma. Io sono innamorata di questa donna. *.* Non voglio soffermarmi troppo sulla sua interpretazione (secondo me ottima, ma lascio a voi il piacere di scoprirlo) quanto sulla sua bellezza
superficiale. Quelle guanciotte e quegli occhioni. La adoro nonostante le sue evidenti borse sotto gli occhi, che secondo me gli danno un sacco di fascino maledetto da bohemienne insonne. Le attrici francesi misconosciute hanno sempre esercitato un particolare fascino su di me, condito di tanta tanta ammirazione. Da adolescente ero (e tutt'ora sono) pazza di Clémence Poésy, Fleur in Harry Potter. Studiando francese, ho potuto guardare e capire anche i film francesi inediti in italia. Non so secondo quale volo pindarico sono riuscita ad arrivare a da uno dei film di Clémence a "La belle Personne". Qui, come ho già detto, è avvenuto il primo incontro fra me e Léuccia mia. Ovviamente la visione di "La vita di Adèle" è stato il colpo di grazia e mi ha fatta cadere ai suoi piedi.
Ah, l'amour!
Fine recensione.
Alcuni miei amici hanno sentito delle mie opinioni a caldo che sicuramente sono in totale contrasto con ciò che ho appena detto. Ma ci ho riflettuto tanto.
Secondo me questo è un film che va rivisto, perché molto probabilmente il nostro naturale istinto al pudore (o una misteriosa omofobia latente) ci spinge a porre l'accento più su quella scena di sesso così prolungata, piuttosto che sul resto. Vita di Adèle merita più possibilità e non credo che bisogna spaventarsi troppo della sua intensità.
Non tutti hanno provato un amore morboso e disperato. Conoscerlo almeno in teoria potrebbe essere utile.
Mea culpa.
E' che non avevo proprio un'opinione a riguardo! O meglio, ce l'ho sempre avuta, ma nell'esporla mi rendevo conto che si contraddiceva da sola e dopo ore di elucubrazioni mi dicevo "Minchia Svet, sei l'emblema supremo dell'incoerenza".
Così ho dovuto rivedere il film altre due volte, ho setacciato le mie idee da quelle degli altri e sono quasi sicura di aver formulato un'idea totalmente personale e preservata dal giudizio altrui.
Chi non vuol condividere, non condivida.
Oddio, è stato un parto mentale con tanto di cordone ombelicale annodato al collo.
Bando alle ciance, cominciamo!
Piccola premessa (ancora?!) rivolta a tutti coloro che sono rimasti scandalizzati profondamente dalla mezz'ora di sesso esplicito presente nel film. Forse è il caso di domandarsi se vi dava più fastidio la scena di sesso in se o il fatto che sia stata interpretata da due donne. Qualora vi riconosceste nel secondo caso, mi dispiace per voi, ma almeno una lenticchia di omofobia ce l'avete in corpo. Se invece siete più vicini alla prima opzione vi domando: dopo tutte le zinne di fuori che tutt'ora troneggiano in TV, nei film di Von Trier e Bertolucci e dopo tantissime scene di violenza gratuita presenti in ogni angolo dei media, vi pare il caso di diventare proprio ora dei moralizzatori incalliti? Non è che siete omofobici anche voi?
Mh, il cerchio si chiude a quanto pare.
Ok, ora comincio per davvero.
Un bel giorno Julie Maron ultimò "Il Blu è un colore caldo" graphic novel che non ho ancora letto (se il disegno non mi ispira raramente prendo in considerazione un fumetto) ma che forse entrerà a far parte della mia modesta collezione. Da qui è stato tratto il film in questione: in francese La Vie D'Adèle (sì, si scrive con l'accento grave), in italiano La Vita di Adèle, interpretato da Adéle (appunto) Exarchopoulos, francese ventenne dalle sfumature elleniche e Léa Seydoux, che io avevo già visto in "La belle Personne", film piacevolmente tragico dei primi anni duemila (da segnalare la presenza del fascinoso Louis Garrel). La ritroviamo anche in "Midnight in Paris", in un ruolo che sicuramente nessuno di voi ha preso troppo in considerazione.
La trama de "La Vita di Adèle" illustra, molto semplicemente, il percorso amoroso ed emotivo di Adèle: dalla prima cotta degli ultimi anni del liceo alla scoperta del vero amore. Lo scopre grazie a Emma, una misteriosa e sorridente artista dalla pelle algida e i capelli blu. La storia va avanti, sempre più intensa, sempre più dolce e sensuale fino all'inevitabile rottura...
Io personalmente, alla prima visione, ho totalmente frainteso il film. Questa non è la solita saffica storia d'amore alla "Lost & Delirious", che parte con il coming out, continua nella passione carnale e finisce nel tradimento e nella conseguente tragedia degna di Eschilo. Absolutley no! Il film non ha bisogno di nessuna dichiarazione ai genitori ("Papà, mamma. Sono lesbica, ma non mi picchiate") né di un percorso di accettazione del proprio orientamento sessuale. Adéle scopre l'amore senza chiedersi se è giusto amare un uomo o una donna, senza nessuna paura del giudizio degli altri. Ama intensamente, sfociando verso la fine nel desiderio morboso di attenzioni, nell'ossessione. Sbaglierà, tenterà di riparare senza successo, ma continua ad amare incondizionatamente la sua Emma, nonostante lei sia scappata dalla fessura delle sue dita in un fatale momento di distrazione.
Ok, il film non è totalmente privo di situazioni della serie "Oddio sei lesbica!". Il regista dedica solo pochi distratti minuti ai battibecchi di Adéle e le sue 'amiche del cuore', le quali sono sorprese e schifate alla vista di Emma all'angolo della strada, ("Quella ha la faccia di una che lecca le fiche") iniziano ad indagare sulla sessualità dell'amica con preoccupata e insolente curiosità. La scena è scivola facilmente nell'indifferenza, ma Adèle non ne esce totalmente illesa, ma il dramma dura poco, perché la sua Emma la attende sulla loro panchina, con il quaderno degli schizzi aperto e un sorriso dolcissimo sotto il naso. Una delle caratteristiche principali sono i frequenti primi piani e le inquadrature strette sui visi e i corpi pieni delle attrici. E qui arriviamo alle tanto ricamate scene di sesso. Forse un po' lunghe, forse riproposte con una certa ossessività. Ma dopo aver visto il film per ben tre volte sono giunta a una conclusione: il loro amore è intenso e viscerale e quelle continue inquadrature, che riempiono ogni pollice del vostro schermo con le guance, le gambe, le labbra di Emma e Adèle, mirano a trascinarvi con violenza in quella passione disperata che caratterizza questa morbida coppia. Baci su ogni centimetro del loro corpo che non vogliono provocare o scandalizzare, ma solo catturare. Siamo costretti a immedesimarci in Adèle. Con lei amiamo, con lei ci sentiamo sole perché Emma è troppo assorbita dal suo lavoro (ecco, questa è l'unica trovata che non ho apprezzato... certe banalità della serie "Tu mi trascuuuuri!" mi hanno stancata sia nei film che nella mia vita sociale), con lei tradiamo, con lei imploriamo e con lei alla fine ci rassegniamo nel nostro abito corto blu. La accompagniamo a scuola esattamente come la accompagniamo fuori dalla mostra d'arte.
Ora, un piccolo appunto su una delle attrici.
Léa Seydoux interpreta Emma. Io sono innamorata di questa donna. *.* Non voglio soffermarmi troppo sulla sua interpretazione (secondo me ottima, ma lascio a voi il piacere di scoprirlo) quanto sulla sua bellezza
superficiale. Quelle guanciotte e quegli occhioni. La adoro nonostante le sue evidenti borse sotto gli occhi, che secondo me gli danno un sacco di fascino maledetto da bohemienne insonne. Le attrici francesi misconosciute hanno sempre esercitato un particolare fascino su di me, condito di tanta tanta ammirazione. Da adolescente ero (e tutt'ora sono) pazza di Clémence Poésy, Fleur in Harry Potter. Studiando francese, ho potuto guardare e capire anche i film francesi inediti in italia. Non so secondo quale volo pindarico sono riuscita ad arrivare a da uno dei film di Clémence a "La belle Personne". Qui, come ho già detto, è avvenuto il primo incontro fra me e Léuccia mia. Ovviamente la visione di "La vita di Adèle" è stato il colpo di grazia e mi ha fatta cadere ai suoi piedi.
Ah, l'amour!
Fine recensione.
Alcuni miei amici hanno sentito delle mie opinioni a caldo che sicuramente sono in totale contrasto con ciò che ho appena detto. Ma ci ho riflettuto tanto.
Secondo me questo è un film che va rivisto, perché molto probabilmente il nostro naturale istinto al pudore (o una misteriosa omofobia latente) ci spinge a porre l'accento più su quella scena di sesso così prolungata, piuttosto che sul resto. Vita di Adèle merita più possibilità e non credo che bisogna spaventarsi troppo della sua intensità.
Non tutti hanno provato un amore morboso e disperato. Conoscerlo almeno in teoria potrebbe essere utile.
lunedì 7 ottobre 2013
The Bling Ring
Perché? Perché Sofia? Perché?
Spendere sei euro per un film insipido è forse uno dei fastidi più grandi che posso subire in questo periodo. Sofia perché mi hai tradita così? Dai, io amo The Virgins Suicide, ho anche imparato ad apprezzare la tua visione stucchevole dell'amore in Lost in Translation e tu che fai? Mi giri quest'immondizia?
Ok, ok devo ammettere che ci sono delle trovate molto carine, la fotografia resta una delle più spettacolare e continuo ad apprezzare il tuo gusto estetico, ma ... che hai fatto?!
Pubblico immaginario, ora mi rivolgo a voi.
Ieri sera io e la mia Fleur siamo andate al cinema.
"Ci vediamo The Bling Ring?"
"Massì, è della Coppola!"
"Ci vediamo The Bling Ring?"
"Massì, è della Coppola!"
Ecco Svet, hai dato per scontato il talento di qualcuno e sei stata punita. Brava scema!
Pff, almeno abbiamo evitato la pioggia battente.
Pff, almeno abbiamo evitato la pioggia battente.
Ok, cercherò di non ostentare ulteriormente la mia indignazione.
Analizziamo il film in maniera grossolana e puramente amatoriale.
L'idea di base è stata tratta dall'articolo di Nancy Jo Sales "I sospetti indossavano delle Louboutin" pubblicato su Vanity Fair. Gli eventi descritti riguardano una banda di ragazzi poco più che ventenni, soprannominata dai media The Bling Ring, i quali sono riusciti a intrufolarsi nelle case di Paris Hilton, Rachel Bilson, Orlando Bloom, Megan Fox, Lindsay Lohan e altre celebrità, per saccheggiarle. Attenzione! La banda non era interessata (solo) a denaro o preziosi, ma bramava e rubava abiti, scarpe e altri accessori di alta moda che provocherebbero orgasmi alle piccole tredicenni svampite che vedo spesso passeggiare nella mia insulsa città (tali esemplari erano presenti anche in sala, purtroppo... facevano un bordello d'inferno! Ma dedicherò un post a parte riguardo ciò che odio della gente al cinema).
Il soggetto non era poi niente male: un'ottima occasione per "denunciare" il consumismo dilagante, la superficialità dei gggiovani d'oggi, o anche deridere tutto ciò con una sceneggiatura ironica, quasi satirica. Il cast poi prometteva bene (Emma Watson, nonostante la mia passata antipatia, si sta rivelando un'ottima attrice)...
Ma no!
Ecco a voi la ripetitiva successione di eventi del film: feste glam-chic, droga, furti, altre feste super glam-chic, panico da "oddio-ci-stanno-sgamando", furti, feste e si ricomincia daccapo. Tutto questo ripetuto per circa 10 volte in 90 minuti senza provocare nessuno slancio emotivo, fino al finale amaro-prevedibile.
La sceneggiatura possiamo riassumerla in una sola battuta: "Non puoi abbinare delle scarpe zebrate su un vestito leopardato. Non stanno bene insieme!"
Credo sia chiaro...
I personaggi sono appena tratteggiati. Sembra quasi di osservare dei manichini parlanti e in movimento. Loro sono una comitiva di stronzetti viziati ma non riescono nemmeno a dimostrare questo! Lo spettatore riceve vagonate di azioni idiote compiute da gente insipida e senza personalità. Forse solo Nicki (Emma Watson) e Chloe (Claire Julien) hanno una psicologia un po' più approfondita, seppur molto caricata e stereotipata, ma almeno non sono delle bamboline insipide uguali alle altre.
La sceneggiatura possiamo riassumerla in una sola battuta: "Non puoi abbinare delle scarpe zebrate su un vestito leopardato. Non stanno bene insieme!"
Credo sia chiaro...
I personaggi sono appena tratteggiati. Sembra quasi di osservare dei manichini parlanti e in movimento. Loro sono una comitiva di stronzetti viziati ma non riescono nemmeno a dimostrare questo! Lo spettatore riceve vagonate di azioni idiote compiute da gente insipida e senza personalità. Forse solo Nicki (Emma Watson) e Chloe (Claire Julien) hanno una psicologia un po' più approfondita, seppur molto caricata e stereotipata, ma almeno non sono delle bamboline insipide uguali alle altre.
Poi vogliamo parlare dell'unico personaggio maschile che dovrebbe essere la voce della ragione di questo gruppo di oche giulive?
Marc.
Lui è il grillo parlante, la coscienza irritante del gruppo, quello che, in preda al panico (non percepito) dice "andiamocene!" quando hanno già saccheggiato mezzo appartamento. Ovviamente viene snobbato da tutte e ridotto a toy boy-zerbino.
Ma il vero problema è che anche il pubblico arriva a ignorarlo completamente. Si rivela solo un soprammobile dotato di pene un po' più fastidioso del normale, ma niente di più.
Ma il vero problema è che anche il pubblico arriva a ignorarlo completamente. Si rivela solo un soprammobile dotato di pene un po' più fastidioso del normale, ma niente di più.
Carattere zero e riporto zero.
Un film inutile, superficiale e quel che è peggio pretenzioso. Crede di poter colpire lo spettatore, ma lo fa solo sbadigliare e bestemmiare contro lo schermo.
Mia cara Sofia, hai... 35? 37 anni? Quanti te ne mancano ai 40?
Basta parlare di adolescenti ribelli\suicidi\autolesionisti\viziati\etc.
Questo tuo ultimo rantolo creativo ha dimostrato che è ora di cambiare soggetto e dimensione. In "Somewhere" avevo visto una crescita, respiravo aria di novità, ma qui hai creato la parodia di tutto ciò che hai fatto di buono.
Non deludermi la prossima volta. Ok?
So che il mio linguaggio non è stato abbastanza critico e tecnico, ma sono solo un'amatrice indignata. Non potevo fare una recensione troppo lucida. Devo far di tutto per impedire al prossimo di spendere 6 euro in questa schifezza sbrilluccicante. Prometto che la prossima volta sarò un po' più oggettiva e non guidata dal dolore del "tradimento".
Ok, ora smetto di fare la Drama-Queen e mi ritiro dalla scena.
Pa!
Un film inutile, superficiale e quel che è peggio pretenzioso. Crede di poter colpire lo spettatore, ma lo fa solo sbadigliare e bestemmiare contro lo schermo.
Mia cara Sofia, hai... 35? 37 anni? Quanti te ne mancano ai 40?
Basta parlare di adolescenti ribelli\suicidi\autolesionisti\viziati\etc.
Questo tuo ultimo rantolo creativo ha dimostrato che è ora di cambiare soggetto e dimensione. In "Somewhere" avevo visto una crescita, respiravo aria di novità, ma qui hai creato la parodia di tutto ciò che hai fatto di buono.
Non deludermi la prossima volta. Ok?
So che il mio linguaggio non è stato abbastanza critico e tecnico, ma sono solo un'amatrice indignata. Non potevo fare una recensione troppo lucida. Devo far di tutto per impedire al prossimo di spendere 6 euro in questa schifezza sbrilluccicante. Prometto che la prossima volta sarò un po' più oggettiva e non guidata dal dolore del "tradimento".
Ok, ora smetto di fare la Drama-Queen e mi ritiro dalla scena.
Pa!
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domenica 22 settembre 2013
The Night is a Good Place to Think about the Future
Stasera cosa ascolto? Josè Gonzàlez. Tanto per restare in tema metto su "Killing for Love".
Play.
Play.
Pur avendo un nome caldo e tipicamente spagnolo, il caro Jose è svedese, ma il suo modo di accarezzare le corde potrebbe far sciogliere e bollire la neve di Capo Nord. Nonostante io sia una rockettara o metallara che dir si voglia, apprezzo volentieri il suono di una chitarra spagnola ... generalmente apprezzo sia la chitarra sia i chitarristi, ma questa è un'altra storia che è meglio non svelare, dato che comincerei a parlare dei miei piccoli feticismi riguardo l'altro sesso (per la cronaca: capello lungo, chitarrista, psicopatico).
Fine. Cambio. "In our Nature".
Caro Autunno frettoloso,
Fine. Cambio. "In our Nature".
Caro Autunno frettoloso,
non vedevi proprio l'ora di arrivare, eh? Ma non potevi ritardare di qualche settimana come al solito? Eppure non ami apparire subito. Ti metti sulle punte e ti insinui silenzioso, invitandomi garbatamente ad allungare la gonna o a indossare il giubbotto di pelle che ho appena comprato (di cui vado particolarmente fiera, da brava donnetta shopping addicted).
Mi sono accorta della tua presenza solo oggi pomeriggio. Si era fatto già buio e io stavo studiando Filologia Romanza, capitolo sui Dialetti Italiani. All'improvviso ho realizzato che presto avrei ricominciato a chiudermi in casa a studiare, con fuori il freddo che bussa, il the caldo e la musica in sottofondo. Esco spesso, ma l'atmosfera che si crea nel mio piccolo embrione di mattoni è impagabile e concilia la concentrazione, che non fa mai male.
Fine. Cambio. "Time to Send Someone Away" (che sia un titolo profetico?)
Non sono in un periodo particolarmente allegro o particolarmente triste. Sono sono la preda preferita dei conflitti interiori. Passo dall'autolesionismo al autoesaltazione in meno di un minuto. Le cose che vedo, i comportamenti della gente etc, forse non sono esattamente la realtà. Molto probabilmente sono il riflesso di quello che le mie ombre vogliono mostrarmi. Magari mi vogliono tutti bene e non mi scansano come temo.
Purtroppo è un meccanismo incriccato quello che c'è nella mia testa. Incriccato sin dai tempi delle elementari, quando inondavo il banco di lacrime e mi fingevo malata per tornare a casa e non subire le angherie di una culona stronza e di tutte le sue scagnozze.
Dio, che pateticità.
Adesso mi piango pure addosso nel blog.
Purtroppo è un meccanismo incriccato quello che c'è nella mia testa. Incriccato sin dai tempi delle elementari, quando inondavo il banco di lacrime e mi fingevo malata per tornare a casa e non subire le angherie di una culona stronza e di tutte le sue scagnozze.
Dio, che pateticità.
Adesso mi piango pure addosso nel blog.
Pff ... pessima.
Comunque, ho una lista di film piena piena.
Alcuni di loro mi prometto di vederli da circa un anno, come ad esempio Amarcord (mea culpa) che proprio non vuole farsi prendere.
Poi c'è "De tu Ventana a la Mia" (foto).
Alcuni di loro mi prometto di vederli da circa un anno, come ad esempio Amarcord (mea culpa) che proprio non vuole farsi prendere.
Poi c'è "De tu Ventana a la Mia" (foto).
Mi sono innamorata della fotografia sin dal trailer. Non sono una che da molto peso ai virtuosismi registici, bado spesso all'estetica di un film, piuttosto che al suo lato tecnico, molto probabilmente perché non è il mio campo ma solo una passione puramente amatoriale. Però posso vantare una certa cultura in materia (Ego, nutriti Ego).
Oggi si parlava di serate film da organizzare con gli amici. Ho accettato, seppur solitamente io amo guardare i film DA SOLA.
Oggi si parlava di serate film da organizzare con gli amici. Ho accettato, seppur solitamente io amo guardare i film DA SOLA.
E sì!
Per la semplice ragione che non sopporto la gente che parla durante il film. Se potessi strangolare la gente che ciarla mentre stiamo guardando un film, avrei già mietuto parecchie vittime e io sarei da parecchio in gattabuia.
Per la semplice ragione che non sopporto la gente che parla durante il film. Se potessi strangolare la gente che ciarla mentre stiamo guardando un film, avrei già mietuto parecchie vittime e io sarei da parecchio in gattabuia.
Invece nella mia solitudine (o accompagnata da UNA sola persona amica, fidata e del mio stesso pensiero) posso rilassarmi e non passare il tempo a zittire con i miei "sssh" pruriginosi.
Comunque, sono già al 9° sbadiglio. Meglio che vada.
Comunque, sono già al 9° sbadiglio. Meglio che vada.
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