giovedì 28 novembre 2013

Ciò che sei. Ciò che copri di porporina.

Perché poi ti ritrovi a cercare negli angoli più impolverati. Ti spaventano tanto le ragnatele posate su quell'angolo retto pieno di storia, ma a volte c'è davvero bisogno di dare una pulita all'oscurità. Pulire solo per capire se è tutto apposto nel nostro caos, nella nostra irrazionalità.
Svet si trova rannicchiata lì e vuole raccontare una storia a tutti noi ...
Ci muniamo di coperte e cioccolata calda per ascoltare un'avventura poco dolce, celata dalla porporina argentata degli anni delle elementari.



Sono stata educata a rimanere sveglia ogni notte. L'abitudine mi fa stare ogni sera a pancia in giù a scrivere, con le dita sporche di nero inchiostro e le labbra che sanno di Winston blu e vino rosso. "Maps" degli Yeah Yeah Yeahs si fa prepotente nelle casse, ma posso sentirla solo io in questo quartiere. Sono andati tutti via, li ho cacciati io in questi anni di litigi e angheria. Non dico che avessero sempre torto, ma proprio non riesco a tollerare chi si munisce di finti sorrisi di prima mattina. Gli ho vomitato addosso la verità e se ne sono andati uno per uno. Ricordo ancora quando ho rivelato alla figlia della vicina che sapevo del bambino gettato nella spazzatura.
"Sei lercia come me, ma almeno cerca di ammetterlo"
Si è impiccata e ho quasi sorriso. La verità ha vinto di nuovo sugli stolti. 
Non riesco a mangiare da due giorni. Poco male. Non ho nessuno che mi obbliga a farlo ...
... posso decidere di morire di stenti pur avendo il portafogli pieno ...
Ora come ora sono un po' misantropa ... non ho voglia nè di fare la spesa nè di pagare per un'altra bevuta con gli amici. 
Sono tutti lì, mi aspettano ma non voglio raggiungerli. So che rimarranno lì, so che non ho bisogno di loro. Oggi ho comprato tre CD da sola, posso continuare a vivere queste ore senza nessuno.
Uno di loro è molto arrabbiato con me. Due giorni fa l'ho sputtanato per benino all'attuale donna che sta frequentando. Lui le teneva la mano, lei si guardava le unghie e mi lanciava sguardi di fuoco. 
"Mia cara; è inutile che perdi tempo con lui. Giuro, non ne vale la pena. Tanto non gli si alza"
Ho sentito il crepitio del suo orgoglio maschile ferito, la sua virilità infrangersi sul pavimento del bar. L'ultima stoccata è stata data proprio da lei, con quel suo mezzo sorriso che ha confermato la mia piccola affermazione al vetriolo. 
Succede questo a chi prova a ferirmi. Ti prendo, ti accartoccio e ti butto nel mio camino mortale. Tutti vogliono dare una lezione a qualcuno, perché tutti la meritano. Non si può cercare di farla franca quando ti sei comportato di merda, perché molto probabilmente chi hai tentato di scalfire è molto più furbo di te. In quel caso puoi guardarti le spalle, puoi controllare sotto il letto e nell'armadio ... non mi troverai ... sono invisibile più dell'Uomo Nero. Ti entro dentro e ti distruggo dall'interno. 
Mi rendo conto ... ciò che sto scrivendo è un gran casino ...
Cerco di rassomigliare a Joyce senza successo, ma chi se ne frega. 
Posso mettere insieme le parole come voglio, non sentirò le critiche di nessuno.
Posso continuare a parlare e parlare di niente e di sogni. Posso parlare del ragazzo che mi sta dormendo accanto. Presto si sveglierà e gli chiederò di andare perché non ho voglia di vederlo. Ieri mi sembrava anche bello, ma ora è consumato, sporcato, di seconda mano.
E' un mio piccolo capriccio: ti prendo, ti provo, di sposto. 
So che posso prendere tutti quando voglio ... so che non scapperanno perché loro amano essere catturati dalle Vedove Nere. 
E' un bel gioco, mi piace dal "tempo delle mele".
Sono una bambina lercia e capricciosa. 
La mia Winston è ormai finita da un pezzo ... la cenere sul lenzuolo e l'odore di bruciato sulle dita ...
Le sniffo un po' prima di rivestirmi. 
Devi svegliarti ragazzo ... occupi troppo spazio qui. Sì lo so, la stanza è per dure ma mi manca l'aria.
Per favore, va. 
Ho sonno.
Ho fame.
Ho deciso di comprare qualcosa per me, solo per me.

Bambini, avete paura?
Ho provato a bruciare questa lettera, ma ogni volta si rigenerava nel buio ... è solo una parte della storia che i fanciulli non vogliono ascoltare. Pian piano, goccia a goccia, ingoierò tutta questa brutta medicina ... e forse arriverà anche a piacermi...

Questo post è stato un po' sofferto, ma era necessario. 



martedì 12 novembre 2013

Personaggi grotteschi fuggiti dall'autore. Ricercati.

Dopo il trauma depressivo che i miei (pochi, pochissimi) lettori hanno subito nel post precedente è forse ora di un po' di leggerezza, giusto? Magari serve anche a me, che ne so!

Se a qualcuno interessa sono a tipo due giorni dal mio adorato esame di Letteratura Russa che, per quanto io possa amare visceralmente l'argomento e chi ne fa parte, mi mette in agitazione non indifferente. Non sono mai stata una che pretende 30 con lode e limonata accademica  con professore e assistente, ma non diciamoci fesserie, vedere sul libretto un bel voto alto, in una materia che ti piace, non fa mai male a nessuno. Sono anch'io della teoria "ormai sei agli sgoccioli, quello che ti danno pijatelo!" però in fondo in fondo al mio animo vive una piccola Svet perfezionista in tailleur, con tanto di chignon alla Rottermeier e bacchetta in legno massello pronta a rompere le scatole alla vista di un 26 o (non sia mai) 18. 
Insomma, diamoci una calmata.
E a questo scopo chiamo in aiuto Ortolani!


Ah, se solo lo conoscessi personalmente solo lui potrebbe conquistare il mio cuoricino da eroina vittoriana tormentata!
*sospiro svenevole*
La vita è così ingiusta, sob!

Anyway, questo post inizialmente non doveva andare a parare da nessuna parte, ma ora come ora mi sono resa conto che una mezza cosuccia da dire ce l'ho, ma per arrivare al punto ho bisogno di fare un piccolo excursus:
(Foto scattata dal mio buon amicone in barba e occhiali da intellettuale di sinistra)

Io ho sempre amato analizzare i personaggi di una storia, in particolare quelli dei libri. Alle elementari\medie quando la maestra\prof dava come traccia "commenta il passo del libro X" io mi focalizzavo particolarmente sull'analisi del personaggio che mi era più congeniale. Dedicavo due,  massimo tre righe allo stile, quattro o cinque all'autore e alla trama in generale, e poi via con pagine e pagine e pagine e pagine riguardo tutto ciò che poteva frullare nella testa di X, riguardo i suoi gesti, le sue azioni descritte nel libro, come lo immaginavo nella realtà, se probabilmente sarebbe potuta nascere una qualsiasi relazione fra me e X qualora un Pigmalione a caso lo avesse reso umano. Insomma, la scena era tutta del personaggio

Tutto questo ha influenzato moltissimo i miei scritti (per chi non lo avesse ancora capito fare la scrittrice è uno dei miei sogni irrealizzabili) facendomi creare dal nulla personaggi definiti dall'alluce alle doppie punte, che si muovevano in storie non ben identificate. 
E' facile immaginare le lunghe e tediose descrizioni di ogni infimo gesto delle mie creature.
Fortunatamente ho smussato di molto questa mia tendenza, altrimenti i miei personaggi sarebbero fuggiti dall'angolo delle pagine traumatizzati, accusandomi di averli scavati, analizzati e spogliati fino a violentarli. 

Poracci.

Ma la mia ossessione non è ancora svanita, tant'è che finisco per considerare le mie amicizie più strette come personaggi di un romanzo. Voglio definirli, non giudicarli. Descrivere mentalmente le loro mosse e rimanerne affascinata, come farebbe un lettore accanito. 
Detto così sembra qualcosa di patologico che dovrebbe spingermi a diventare un serial killer di barboncini. 
Nah ... ho già abbastanza turbe psichiche. 

Ed eccoci arrivati al punto. Il blog.
I (pochi,pochissimi) lettori avranno notato la presenza di qualche nome qui e là nei miei post. Ecco, quelli sono i miei personaggi. Ora sono pronta a descriverveli qui sotto:

La Mimi: 
La Mimi è tonda, burrosa, con due occhi color Bacio Perugina e l'aria lievemente imbronciata (ha la capacità di mantenerla anche quando sorride. Idolo assoluto!). E' la mamma rompiscatole che quasi tutti abbiamo e amiamo più del nostro fegato (che già tormentiamo a suon di Jack). La professoressa acida di greco che tanto ci ha fatto bestemmiare Platone ma che ora vorresti rivedere per raccontarle i tuoi mirabolanti successi universitari solo per renderla fiera di te. Lei è la sorella che con la sua aria saccente e i suoi capricci ti fa uscire dai gangheri. Vorresti strangolarla ma esattamente due secondi dopo ti senti una merda solo per averlo pensato. Ci siamo conosciute a 13 anni ed è stato amore a prima vista. Galeotto fu quel giornaletto da adolescente imbecille. Tutt'ora ci facciamo vicendevolmente da damigella di corte. Io conosco i suoi scleri, lei i miei. Ormai abbiamo già litigato per tutto, è subentrata una pace aurea intervallata da bisticci di dieci minuti. Nonostante tutte le ire funeste siamo ancora qui a farci le grattatine dietro le orecchie.

Di:
Amico storico. Otto? Nove? Boh, non li conto più.
Davvero non riesco a trovargli uno pseudonimo appropriato. Sarà perché per me il suo nome è indissolubilmente legato alla sua persona, tanto da rifiutarmi categoricamente di chiamare altre persone sue omonime con quel nome. 
Io: Come ti chiami?
X: Xxxxx
Io: No eh, quel nome non si tocca! Piuttosto ti chiamo Ugo!
Di è Di e non si tocca.
Questo ragazzuolo scuro dagli occhi troppo belli e dall'umorismo troppo simile al mio, ora vive lontano da me, ma non perdiamo occasione per sfotterci allegramente a distanza e confidarci vicendevolmente le nostre paturnie quotidiane, proprio come quando mi bastavano 45 minuti per raggiungerlo. Di è spensierato e segaiolo mentale insieme. Sempre pronto ad alleggerire tutto ciò che ha appena appesantito in modo tale da trasformare tutto in una tragicommedia degna del buon Eduardo De Filippo. 
Il degno compagno di scorribande che spesso si trasforma nel miglior confidente che si possa trovare: non risolve il problema, ma lo rende un film demenziale. 
A lui piace il mare e se lo porta negli occhi anche quando torna sulla  terra. 
Di non si tocca.

Fleur:
Eccola quì, la felina silenziosa che ama i cani. 
Piccola, dal taglio di capelli corto e il nasino a patatina che odia e vorrebbe prendersi a legnate. 
Con le sue mani abbronzate può risistemare i capelli di chiunque e con le sue parole risistema la testa di pochi prescelti. Compagna di bevute e di confidenze da donnetta. Se Mimi è l'amorevole mamma rompipalle, Fleur veste il ruolo di quella comprensiva e bonaria, pronta a farti un dolce alle mele anche se hai combinato qualche casino irreparabile. Hai sempre voglia di renderla felice. Ti comporti bene perché non vorresti mai sciupare le sue guanciotte tonde con le lacrime. Fleur perdona quasi tutto, ma se sei così abile e perfido da farle del male allora è la fine. Porte chiuse e niente più dolci.

Lele:
Avete presente quei film statunitensi per teenager? Ci sono sempre dei personaggi standard caricati fino all'inverosimile (specialmente nei teen-horror): c'è il fattone, la secchiona, il figo, la verginella etc... 
La prima impressione che suscita Lele nello spettatore è quella della cheerleader bonazzissima, dall'espressione un po' assente, ma dalla carica erotica non indifferente. 
Lele è una strafiga. Dietro questo popo' di bellezza sfasciacoppie si cela una scintilla di furbizia e tanta bontà. Si taglierebbe in due per un'amica ed è sempre pronta ad essere un'ottima spalla quando si tratta di studiare piani d'attacco per acchiappare un ragazzuolo indifeso. 
E' la contessa del flirt. 
Superficiale? Nah, anche se è la prima cosa che può venire in mente. 
Quando incroci il suo sguardo un po' triste capisci che le spazzole, le creme, le borse di Louis Vuitton sono solo una copertura per qualche male esterno. E ti vien voglia di abbracciarla e dirle che in fin dei conti niente di quello che è successo è davvero brutto, che ora vi andate a fare un gelato e passa tutto. Magari la sera si esce e si dimenticano gli stronzi, i falsi sorrisi e gli esami andati male. Solitamente si finisce in un mare di risate e consiglio a tutti di essere presenti quando Lele ride, perché quella risata è qualcosa di divino e terapeutico. Altro che Oki e Buscofen. Ridi con Lele. 

Sono quattro per ora.
Ce ne sono un altro paio, ma li lascio per i post successivi. Ora ho esaurito le idee e il tempo.

Buon Proseguimento, miei cari Personaggi. 

domenica 3 novembre 2013

Raschiare il fondo della ciotola.

Arrivata sul fondo, in posizione fetale. Ora sento freddo ... 
... eppure tutti mi chiamavano "la slava", "la polacca", "la donna Siberiana che non teme la neve"...

I thought I was an Alien

An Alien... Like an Alien...
Perché è così che mi sento con te. 
Guardi e buchi le cornee straniere, vedi corrodere la mia dignità sotto i tuoi occhi azzurri e arrossati ... Non sento niente, non mostri niente ... Innalzi una cortina berlinese fra te e la povera Dimitrovna.
Sai recitare meglio di me, che ho conosciuto il palco e la pantomima. 
Sai ridere riecheggiando nella finzione.

Ci hai provato, dici. Non stai insistendo.
Che posso fare per te, messere miope? 
Per te niente.
Che posso fare "a te"? 
Dunque... vorrei ucciderti ma pare che sia illegale ...
... vorrei schiaffeggiarti ma non amo le commedie napoletane nella vita reale ...
Faccio come te.
Taccio.
Recito come sul vecchio palco delle notti bianche. 
Improvviso come durante le mie Jam Session. 

Mi hai fatto del male con quell'ultima stoccata, nonostante il regolamento lo proibisse. 
Ho affogato Dio nel fumo delle scale e nei liquidi colorati di nebbia. Ho licenziato il tuo pensiero gettandomi sulle ortiche della nausea. 

Non voglio più amare niente di te. 
Non voglio più cercare quell'odore sulle sciarpe e i vestiti.

Non ci sei più.
Vattene da quì.

Pensavo di essere un'aliena ... probabilmente ho sbagliato pianeta e galassia ...
Torno nella cabina. 


lunedì 28 ottobre 2013

I consigli impliciti delle copertine

Giubilo in tutto il villaggio! Ho trovato un libro rapitore!

Dovevo completare una saga fantascientifica, ma ho deciso di prendermi una pausa di riflessione. Non sono più psicologicamente preparata a leggere una serie di libri tutta d'un fiato dai tempi di Harry Potter. La mia povera mente duttile e malleabile viene assorbita dagli universi fantastici della carta stampata, tanto da sentirsi fin troppo coinvolta emotivamente, quindi ho bisogno di qualche libro leggero da intermezzo fra un tomo e l'altro. 


Ultimamente mi ero dedicata ai tascabili da 0.99 cent della Newton Compton (hanno dei traduttori davvero inetti, ma capitemi, i denari soppochi). Ho comprato Bulgakov, Seneca e Lovecraft (tanto amore!). 

Anyway, stamattina mi sono spostata dal paesello rurale alla città per l'uni e, avendo un po' di tempo libero prima di gettarmi nello studio matto e disperatissimo, ho deciso di recarmi alla Feltrinelli. Erano circa le nove e venti del mattino ... pochi lettori svegli sulle poltrone di pelle. Ho guardato con orrore i loro libri di Fabio Volo, stretti fra il pollice, il medio e l'anulare, e ho compatito le loro povere menti martoriate dal qualunquismo dozzinale di quelle pagine. Capisco le letture leggere, ma certi libri (e sto facendo un delitto associando questa parola a Fabio Volo, mea culpa) andrebbero bruciati come consiglia il buon Bradbury.*
Sto divagando.

Cerca di qua e cerca di là ma niente. Volevo tornare da Asimov, ma i suoi libri non sono da intermezzo, tutt'altro: ti risucchiano il tempo e le forze più di un esame universitario e dopo ti senti svuotato con la voglia di vivere in un mondo fantascientifico ed avere un robot come amico.
Quindi, amico russo, non è il tuo turno.
Ancora niente per venti minuti. Avevo pure preso in considerazione di comprare un altro libro di Niemirovsky, ma finché non avrò letto Suite Francese non lo farò. Mi sentirei in colpa.

Che fare?

Improvvisamente incrocio lo sguardo di un caro conoscente inglese. 

Nick Hornby.
Il nostro primo e ultimo incontro è avvenuto sulla carta di Febbre a 90°, ben scritto ma totalmente concentrato sul calcio e le squadre inglesi. Mi sono fatta una cultura sui risultati delle partite dalla fine degli anni 70 agli anni novanta. Quindi capite che tutto ciò non ha destato il mio interesse e, soprattutto, mi ha allontanata da lui. 
Nick, fra noi non può funzionare.
Ma, come con la gente, concedo sempre una seconda, a volte anche una terza e perché no una quarta, possibilità. Quindi mi sono messa alla ricerca di un titolo interessante.
Sapevo che Hornby non è proprio una lettura da intermezzo, ma qualcosa mi suggeriva di lasciar perdere i miei cavilli mentali e leggere quel che cacchio sentivo di voler leggere. 

Alta Fedeltà? Giammai! Per principio! Chi dice di essere un amante di Hornby nove volte su dieci ha letto solo Alta Fedeltà
Dunque... copertina rossa a ore dodici ...
Tre sagome in caduta libera ...
Non buttiamoci giù.

Mi stai prendendo in giro o vuoi darmi un consiglio?
Leggo il retro della copertina e i miei occhi si aprono in un'espressione di stupore. 
Dopo quello che è successo (o non è successo) ieri sera, mi ritrovo fra le mani un romanzo che straripa humor inglese e mi spinge a pensare che le cose non stanno andando poi così di merda. Dovrei quindi lasciare che gli eventi prendano il suo corso senza darci troppo peso, nonostante il mio piccolo cuoricino sia fin troppo martoriato da un silenzio tombale interrotto solo da qualche saluto imbarazzato? 
E chi è che me lo sta dicendo?
Un libro rosso sangue trovato per caso, in una mattina d'ottobre primaverile, sullo scaffale centrale della Feltrinelli.

Ancora una volta ho voluto pensare che le cose non succedono per caso e che ogni tanto il Fato ci mette lo zampino ... ne sanno qualcosa le eroine di Euripide ed Eschilo.

Ho cominciato a leggerlo e in un paio d'ore sono arrivata a leggere quasi un quarto del libro. Non mi succedeva da tantissimo tempo.
Forse sono sono spinta dalla convinzione che quello sia un segnale.

Forse sono davvero duttile e malleabile da lasciarmi convincere da stupidi luoghi comuni come il destino che ci manda segnali.
O forse Nick Hornby scrive semplicemente da Dio e, questa volta, ha azzeccato anche la storia e non solo lo stile. 

Bene Nick, riprendiamo questo flirt ironico e sensuale.




*per favore, capite il mio sarcasmo. 

mercoledì 23 ottobre 2013

Com'è che adesso sono allegra?

Bonjour Bonheur! Au Revoir Tristesse!

(è un Au Revoir, non un Adieu. Non sono ancora così speranzosa)


Oggi mi sono rimessa alla ricerca di canzoni dei Kings of Convenience e ho trovato la chicca che potete visualizzare proprio quassù. Erlend Oye è il secondo (davvero?) chitarrista del duo norvegese che tanto mi sta rasserenando nell'ultimo periodo. La canzone in questione ha scatenato in me il processo di identificazione-patologica, nello specifico, mi rivedo nel testo e la protagonista possiede l'ottanta percento delle lettere del mio nome (Lucia). In questo caso, la sensazione di serenità che consegue questo meccanismo perverso mi sta alleggerendo un po' il macigno nello stomaco che ho maturato nel mese e mezzo dopo il mio ritorno. 
Credo di non aver mai parlato del mio trauma post-Polonia in questo piccolo spazio virtuale.
Ora come ora sarebbe inutile ricordarlo, dato che ho appena finito di dire che sto meglio. Mi limito solo a comunicare alla platea che il disagio maturato in precedenza, da cui mi sto purgando negli ultimi tempi (grazie anche alla musica, tanto per restare in tema), ha avuto ripercussioni anche sul mio fisico e i miei rapporti sociali. E quì concludo ... riprenderò l'argomento quando sarò abbastanza depressa!

A proposito di lauree (ascolta la canzone per capire il nesso)...
signorina Svet, mettiamoci sotto altrimenti col cavolo che finirà! 
Non mi manca granché alla fine, ma non voglio fare l'errore più volte ripetuto di cullarmi negli allori profumati del "tanto posso farcela anche studiando poco". 
Sarà dura ma I can do it! 

Sto cercando di immaginare la mia seduta di laurea.
Nonostante il mio rapporto con l'essere umano sia ultimamente conflittuale, ho sempre immaginato la discussione della mia tesi con me circondata da amici e relativi diretti che festeggiano. Sarà sintomo del mio ego gonfio e pingue o voglio solo sentirmi amata come al solito? 
Comunque ho sempre guardato con perplessità quelle persone che dicono "No, scherzi? Io alla mia laurea non voglio nessuno! E' solo un pezzo di carta, solo un contratto ... alla fine c'è poco da festeggiare". Certo, certo. Il fatto che qualcuno voglia festeggiare dopo che si è fatto il culo per circa 3\4 anni di appelli saltati, professori stronzi, esami che spingono al suicidio\omicidio, è qualcosa di talmente stupido per te. Tu sei troppo avanti, vero?
Ma... WHAT?
Sarò borghesuccia, ma io come premio per la mia fatica voglio almeno un piccolo coro urlante di amici stretti e una corona d'alloro tanto per sentirmi un po' dea della Vittoria. 
Non pretendo mica la festa Super Sweet Sixteen! 
Proprio non capisco certa gente. Solitamente quelli che parlano così sono gli stessi che denigrano i gusti musicali\cinematografici\letterari altrui, che giudicano tutto troppo mainstream e che ritengono che i momenti di allegria ed idiozia momentanea siano sentimenti troppo bassi per loro che sono "sensibili e incompresi e capiscono solo i sentimenti più alti, quali l'amore per l'arte e bla bla bla" 
Ma cos'è quest'ansia da mainstream? 
Doppio WHAT?
A volte penso che vogliano essere tristi per forza. Si nascondono dietro quest'aria da artista\umano ferito e maledetto, ma pur sempre al di sopra della media perché nessuno può capire "ciò che lui ha passato" (nel 60% dei casi "ciò che lui ha passato" ha la stessa gravità di una tinta sbagliata). E stanno lì, con i piedi nelle loro scarpe vintage e eventualmente con uno strumento musicale in mano (solitamente chitarra ... ouch!) scambiando due parole con la povera malcapitata (TU).

Lui: Ciao ... (voce saccente e\o depressa)
Tu: Ehi ciao! 
Lui: Cosa leggi?
Tu: Una poesia di Sylvia Plath.
Lui: Oh, vero? Me l'aspettavo sai ... ormai con questa moda hipster, tutte sono diventate delle assidue mangiatrici di poesia. Mangiano poesia e non ne sentono neanche il sapore...
Tu: Veramente io leggo la Plath da quando ero bamb...
Lui: Si, si, si. Certo. Comunque, io ultimamente mi sto dedicando alla lettura delle poesie di *inserite il nome di un poeta ungherese di quart'ordine a vostra scelta* e guardo film di un regista turco chiamato *regista-indipendente-spesso-pessimo-ma-figo-perché-sconosciuto*. Io dico che bisogna supportare le nuove menti, che bisogna comprenderle, bisogna aprire il proprio cuore. Detesto chi va dietro ad artisti mainstream... è tutto così mainstream!
Tu: Ma se un regista sconosciuto diventa, come dici tu, mainstream, come la mettiamo? Smetti di fartelo piacere pur essendo promettente e talentuoso?
Lui: ... 
Tu: Uh?
Lui: Devo andare, sta per cominciare il "Cineforum" del partito. Ciao.

Dura verità.
Mi sa che devo cominciare a regalare lamette per i compleanni. Così, giusto per dare un incoraggiamento.


lunedì 14 ottobre 2013

"Mi hanno detto dei tuoi viaggi, mi hanno detto che stai male... "

Tutto questo merita un post. 

(Sottofondo || Si clicca)

Un post fin troppo personale. Devo toglierci un po' di logica in modo tale da non sbandierare troppo le mie piccole cagatine giornaliere

Il voyeurismo di qualche blogger sconosciuto non verrà soddisfatto fino alla fine, sorry, ma chi sa capirà dove voglio andare a parare con il seguente flusso di coscienza alla Joyce. 


Mi hai chiamato e mi sono avvicinata. 
Secondo alcune malelingue non avrei dovuto.

Mi sembra di averti lasciato lì per anni. Vedo polvere sulle braccia.

Non hai mai perso la tua aria un po' arrogante e ferita. Ti sei legato al dito tante di quelle cose da farle sanguinare e sporcare la tua camicia. No, aspetta... ieri avevi qualcosa di simile a una camicia sporca ... 
Completamente scuro.
Ho notato che la tua pelle continua a mostrare prepotentemente quel bagliore mortifero che tanto mi ha fatta innamorare. Sono uscita dalla trappola fatata circa 3 anni fa ...
Ieri volevi rinvitarmi ad entrare? Se l'hai fatto ti ho ignorato e mi sono goduta la parte migliore di te.

In tre ore le Pall Mall sgraffignate dal comodino di tua madre erano già belle che finite.
Vedi? 
Ritorno anche ai vizi per causa tua. 
Eppure questa volta so di essere io il pericolo, e non tu per me. E' un ruolo che ho sempre voluto vestire, accarezzare, ma raramente ho avuto l'occasione di prendere lo stiletto del carnefice e punzecchiarti dove so.
Sono stata anche buona, solo perché me lo hai chiesto, perché sei riuscito a non sgarrare per circa tre ore e un quarto. 
E soprattutto perché stavi già sanguinando a causa dei mali che ti hanno portato a invocarmi a gran voce.

Io ho ordinato la mia Guinness, tu la solita bionda ... era una Bass, vero?
Non hai risparmiato commenti anche sulla scelta della mia birra.
"Ecco uno dei motivi per cui ti ho lasciato" ti ho detto.
Tu hai provato a ridere e siamo passati al riassunto degli anni non passati insieme. Inevitabilmente abbiamo parlato di quel sentimento che tanto fa bollire il cuore del popolino, e, ahimè, anche il nostro. 
Ti ho chiesto di lei e tu mi hai chiesto di loro.
Tempesta da entrambe le parti. Tempesta che ha colpito anche la serenità di quel dialogo.
Siamo passati a consigli musicali. Hai riattivato la tua superbia e io ti ho mostrato quanta poca paura mi fa.

Poi quella frase.
Porca puttana, ma dovevi proprio?!
Proprio verso il finale!
La nebbia si era fatta più densa. Un biancastro che avrebbe voluto nascondermi dalla verità che avrebbe rovinato il trucco pesante che avevo quella sera. 
Mi sembrava di essere tornata a Waterford, ma senza i miei amici. 
Solo con te e quella frase.
Qualcosa in sospeso, mi hai detto.
Qualcosa in sospeso, ti ha detto.
Non per me ... mi dispiace ...
Avrei tanto voluto, ma no. Non posso prendere la rincorsa e rincontrarti nel mio letto e nel mio cuore. 
Puoi essere dall'altro lato del tavolo di un pub, assieme a Jack, Van e magari Bagassia, ma non puoi più vedermi accompagnata solo dalla nebbia o dal sole. 
Mi hai chiesto se provavo gelosia.
Ti ho detto di no.
Ho visto delusione.
Orgoglio spezzato? 
Probabile.

Allora ti saluto. 
Tengo le distanze anche nell'abbracciarti, ponendo le braccia sul mio petto come una gabbia.
Lo sappiamo benissimo che ci rivedremo, ma ora sai che mai e poi mai ti guarderò ancora come Neve.
Ricordi? Lei non poteva stargli accanto. Io non voglio starti accanto.
Ci sarò quando mi chiamerai, ma sempre con quaranta centimetri di distanza.
Quaranta centimetri che mi aiuteranno a non sciogliermi, che mi lasceranno nel mio inverno siberiano e non lo uniranno mai con il tuo.
Ci chiamiamo amici? Massì, perché no.
Nessun rancore, my dear. 
Nessun conto da pagare.
Almeno per me.



sabato 12 ottobre 2013

I was born in 67, the year of Sgt. Pepper

Si, i titoli dei post non centrano (quasi) mai con il contenuto. 
Sto semplicemente ascoltando Time Flies dei Porcupine Tree.

I Porcupine Tree sono fra quei pochi gruppi che mi fanno venir voglia di riprendere la chitarra e mettere alla prova quei pochi accordi e arpeggi che so fare. Sono sempre stata una pianista\tastierista e mi sono sempre definita tale ...
"Suoni? Davvero?"
"Sì, sono una pianista"
"Ah, fai conservatorio?"

"No" -.-
"Oh, allora non sei una vera musicista"
"Ti impicchi o preferisci che ti avveleni con la valeriana mista a trementina?"
Se il tuo talento non è legato a dei canoni sociali ben precisi, non è degno di essere considerato talento. Questo dialogo è avvenuto non so quante volte: esplicitato solo in rari casi, spesso detto solo fra le righe, ma percepito forte e chiaro dalla mia profonda sensibilità e, essendo io molto suscettibile, non ne sono mai uscita completamente illesa.
La gente non capisce che spesso i musicisti "da conservatorio" eseguono, non sentono. Hanno imparato a memoria il talento tramite la tecnica, ma hanno lo stesso trasporto emotivo di un robot programmato per piegare degli asciugamani.
Pur consapevole di ciò, sento sempre un piccolo handicap...


Mi spiego:

Io e Lady Musica ci amiamo e ci odiamo sin da quando avevo 9 anni e ho posato per la prima volta le mie ditina vergini sui tasti bianchi e neri di un Yamaha a muro. La mia prima maestra si chiamava Vanna era alta, con delle onde brune gentilmente posate sulla testa e due occhi dello stesso colore del pianoforte nella sala musica, come se volessero mostrare un legame quasi fisico con il suo\nostro strumento.
Durante i miei 5 anni di lezione sono sempre stata più o meno costante nell'esercizio ...

Con l'avvento del liceo la relazione fra me e il mio Bachmann nero si è fatta più incostante.
Continui litigi, voglia di spezzarmi le dita e buttargli addosso il mio sangue.
A volte non ci siamo parlati per mesi. 
Sono stati cinque anni di relazione più tumultuosi di tutta la nostra storia d'amore.
Sembrava che ce l'avesse con me perché non mi sono mai infognata nell'istruzione accademica del Conservatorio, come se lui stesso volesse un'altra donna, una più compassata, legata alle regole musicali, con abito nero, sguardo inespressivo e atteggiamento da famme fatale nelle mani. Poi lo soletticavo con un Yann Tiersen e tutto andava bene ... lo rincuoravo con Satie e facevamo la pace...
E si ricominciava a litigare e fare l'amore.

"Tesoro mio, non sono un'esecutrice ... fattene una ragione"
"E cosa sei?"
"Non lo so, suoniamo e basta"

Negli ultimi tre anni ci stiamo dando una mano a vicenda.
Certe volte penso che lui sia il mio secondo terapista.
Conosce ciò di cui ho bisogno, parla al mio orecchio, il mio orecchio si mette d'accordo con le mie dita e tutto va bene.
... poi ci si mette di mezzo CI, ma questa storia la conoscete tutti ...


Ultimamente penso che il mio rapporto con la musica sia un po' come quello che ho con la gente in generale: adoro le persone, loro mi ricambiano. Poi sembra quasi che si allontanino, che provino noia, fastidio, indifferenza. Le vedo ridere di me...
Mi parlano, mi rincuorano e tutto passa. Quello che ho visto non esiste, è solo lo spettro di film che ho già visto e mi ostino a riproiettare.


E si ricomincia a litigare e a fare l'amore.